Remote Life Recensione

Uno Shoot'em'up a scorrimento cupo e vecchia maniera: una manna per gli amanti del genere.

Era circa metà Febbraio, un periodo che precedeva di poco la crisi del Coronavirus, poche settimane prima che si rendesse necessario fermare il paese per contenere l’avanzata della malattia. Diciamo che il 2020 non era proprio cominciato come prevedeva Paolo Fox e non c’era più tutta quella spensieratezza dell’anno precedente ma, per fortuna, la mia vita (spero anche la vostra) scorreva ancora tranquillamente; lavoro, famiglia, hobby e social, in particolare, Facebook.

Nel popolare sito di Zio Zucky, sono iscritto ad alcune pagine orientate al gaming ed è in una di queste in particolare, dedicata agli sparatutto, che Mario Malagrino pubblicò un post sul suo primo titolo, per quel giorno in offerta su Steam.
Mi chiesi, chi è costui e che gioco sarà mai Remote Life? Aperta la pagina Steam, vidi che era stato pubblicato a Ottobre 2019. Un titolo abbastanza nuovo insomma ma, a guardare dalle immagini, capii subito che mi trovavo davanti a un prodotto “vecchia scuola”. Fecì un ulteriore ricerca sul web per reperire qualche informazione, ma ero già convinto; da quel momento passerà solo un minuto prima che Remote Life diventi parte della mia libreria digitale sulla piattaforma Valve.

VITA REMOTA E… OSTILE!

La storia è abbastanza tipica e la riassumerò molto brevemente: c’è la solita civiltà aliena che punta a conquistare la terra, la conseguente guerra contro questi cattivoni di turno e il classico eroe solitario (aka: noi) che può cambiare le sorti del conflitto a favore dei terrestri, grazie all’ausilio della sua navicella dotata di un arsenale devastante.
Tutto qui? No, per fortuna. Durante i 17 livelli del gioco, tra colpi nemici e boss vari, vi troverete anche ad affrontare missioni un po’ diverse, tipo quelle in cui il vostro ruolo è fare da scorta e dove lo scopo principale, oltre ad eliminare tutto ciò che si muove sullo schermo, sarà evitare che la nave da voi protetta faccia una brutta fine.

SPARA A TUTTO E TUTTI

Parlando del gioco, quello che ci si trova davanti appena comincia la partita è uno Shoot’em Up vecchio stile. La fonte di ispirazione arriva chiaramente da classici e glorie arcade come R-Type, Gradius, ma anche da Project-X e Menace, questi ultimi titoli riservati alle console e computer casalinghi del periodo a cavallo tra gli anni 80 e 90.
L’atmosfera di Remote Life è tetra, terribilmente tetra, a partire dall’introduzione alla schermata di game over e attraverso tutti i livelli, dove la fanno da padrone scenari biomeccanici, insetti, larve, bava, ragni spaziali e via dicendo. Un game design che ricorda un po’ Alien, un po’ Starship Troopers e anche l’OAV Gunbuster, tanto per farvi capire.

Tuttavia, anche se si ispira ai classici SHMUP a scorrimento, Remote Life ha i suoi tratti distintivi. La prima cosa che salta subito all’occhio (e che richiede qualche partita per prenderci la mano) è il sistema di sparo; in questo tipo di giochi siamo abituati alle classiche modalità di fuoco statiche: avanti, indietro, a volte laterali o con l’ausilio di dispositivi di supporto, ma sempre fisse, l’unica cosa direzionabile è la navicella. In Remote Life dovrete decidere, non solo dove muovere la nave ma anche in che direzione sparare, con l’ausilio di mouse+tastiera oppure di un joypad con 2 comandi analogici.


Come già accennato, l’arsenale è ampio.  La navicella ha a disposizione, come armamento standard, tre tipi di sparo diversi, con colpi infiniti nella versione base e potenziabili tramite pod da raccogliere nei vari livelli ma, in questo caso, durano poco e vanno usati con molta parsimonia. Sempre tramite i sopra citati pod, è possibile raccogliere vite extra, armi alternative (potenti ma molto limitate, come bombe, missili, ecc) o supporti orbitanti, da usare come strumenti di offesa o scudi difensivi; peccato rimangano attivi solo per pochi, miseri, 10 secondi.
E per chi ha voglia di record… Picche! In Remote Life non c’è il punteggio, ma è possibile proseguire dall’ultima missione completata ed è presente un ranking system che permette di poter sbloccare alcune funzionalità, come navicelle aggiuntive o armi. Inoltre, ragione per la quale ho preferito aspettare qualche settimana prima di pubblicare la recensione, sono stati recentemente introdotti gli achievements di Steam e, vi assicuro, sbloccarli non sarà affatto facile perché, Remote Life, non è un titolo che svende la sua giocabilità per la gloria ma è tosto, maledettamente tosto! La vittoria dovrete conquistarvela a suon di ore di gioco e santi tirati giù dal calendario.

CONCLUSIONE

Arsenale ampio, tanti livelli, nemici agguerriti e un gameplay non convenzionale, grazie anche alle missioni non sempre di tipo lineare, il tutto condito da una grafica spettacolare e un’ottima colonna sonora. Sembra incredibile che questo titolo sia opera di una sola persona, frutto di 3 anni di duro lavoro, tenacia e incredibile talento.
Mario Malagrino e il suo piccolo grande capolavoro Remote Life meritano tutto il supporto e successo possibili, non solo per via dell’orgoglio, che sento nel poter elogiare e promuovere a pieni voti un prodotto nostrano, ma anche perché è davvero un gran gioco!

Pregi

  • 17 livelli tosti e impegnativi
  • Grafica e sonoro di tutto rispetto
  • Ottima varietà di armi e astronavi da sbloccare

Difetti

  • Nessun Multiplayer
  • Sistema di comando un po’ ostico
  • ...il menu necessita miglioramenti
9.1

Strepitoso

Da ragazzo aveva pochi giochi ma molto tempo per giocare. Ora ha troppi giochi ma poco tempo per giocare. Mai una gioia.

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