Battle Princess Madelyn Recensione

Un nuovo metroidvania è qui e una volta tanto l'eroe...è la Principessa!

Battle Princess Madelyn è un tributo ai platform a scorrimento d’altri tempi, tempi d’oro in cui questo genere la faceva da padrone tra le mura domestiche come nei bar e nelle sale giochi.
Per rendervi subito chiara l’immagine, se avete mai giocato a Ghosts ‘n’ Goblins (o Ghosts ‘n’ Ghouls) il feeling pad alla mano sarà molto vicino a quella esperienza: il confronto è d’obbligo e credo che l’autore non abbi fatto nulla per cercare di nascondere questo omaggio.
Nonostante decine di anni siano ormai trascorsi, i metroidvadia in pixel art stanno rivivendo un’altra epoca d’oro, un risveglio dal letargo dovuto al fiorire di tanti progetti indipendenti, proprio come nel caso di Casual Bit Games: Battle Princess Madelyn nasce un pò per gioco, quando Christopher Obritsch, mostrò Ghosts and Ghoblins alla figlioletta Madelyn, appunto.
Appassionata dal gioco la piccola interrogò il padre sul perchè ci fossero sempre eroi a salvare le principesse e lo sviluppatore decise che l’idea di una principessa che fosse l’eroe in cerca d’avventura e gloria era interessante e si mise a sviluppare quest’avventura!
Naturalmente l’unico modo di sviluppare qualcosa del genere in via indipendente era tramite Kickstarter e la campagna del giocò andò decisamente (e insperatamente) bene.

I fondali sono ottimamente realizzati e gli effetti sono decisamente migliori rispetto ai primi anni ’90!

La trama non è delle più ispirate o originali, ma è calzante rispetto alla tipologia di gioco: Madelyn deve sconfiggere il Mago Malvagio che le ha portato via gli affetti e per farlo avrà come aiuto il fantasmino del suo adorato cane, Fritzy. Una serie di personaggi ci indicheranno la via verso enormi Boss da sconfiggere e verso altre missioni secondarie totalmente opzionali e l’esperienza ci riempirà una decina d’orette buone per essere completata (con una buona quantità di aree che dovremo quasi sicuramente rifare a causa dell’elevata difficoltà).
Eh si, oltre che alla fedeltà visiva e sonora, saremo alle prese con una fedeltà che non tutti apprezzano, ossia quella legata alla difficoltà che questi giochi (e l’esponente che ho citato in apertura lo era più di tutti) portavano con se: Battle Princess Madelyn sarà ostico, a tratti persino frustrante, vuoi per i comandi e i movimenti piuttosto “legati” della protagonista, vuoi per i pattern infidi dei nemici e la posizione di trappole assolutamente imprevedibili.
Un sorriso me lo ha strappato subito però: certe cattiverie con nemici che si muovono a zig-zag o certi ostacoli nascosti dall’inquadratura fino a quando non è troppo tardi sono assolutamente un tuffo nel passato, però forse, senza diminuire la difficoltà si potevano svecchiare alcune meccaniche certamente poco simpatiche.
Il gameplay in generale però è onesto e non ci sono imprese totalmente insormontabili, solo del trial and error non proprio “onesto”; i nemici si abbattono senza troppi problemi una volta imparati i loro pattern di movimento e anche i boss non risultano più ostici dopo alcune morti e dopo aver compreso i loro attacchi. Tuttavia per i più giovani, la frustrazione potrebbe arrivare fin troppo presto e non aver agevolato almeno l’avanzamento con checkpoint più frequenti è stato a mio avviso un errore strategico.

La scelta dei colori è molto particolare e gli enormi Boss ci daranno del filo da torcere fino a quando non scopriremo il loro punto debole.

Come nel già citato G’n’G avremo a disposizioni armi da lancio per fronteggiare i nemici e spesso le loro posizioni ci renderanno difficile colpirli: infatti la direzioni sono le canoniche cardinali, su, giu, verso l’alto e verso il basso. Non ci sono scappatoie, il tutto è così adorabilmente retrò!
Un ammodernamento apprezzato è il non basarsi su un numero limitato di vite o rientri, bensì ogni vita si affida ad una barra dell’energia: ogni colpo nemico riduce tale barra e visivamente ci toglie un pezzo d’armatura (vi ricorda qualcosa? già…). Rimanere senza corazza comporterà la morte istantanea, così come la caduta in un baratro o su una trappola.
Al contrario colpire i nemici riempirà un piccolo pezzettino della barra vitale, consentendoci di recuperare anche situazioni estreme (è però davvero difficile).Quanto vi ho descritto fino ad ora, con la progressione del personaggio, le quest secondarie, la capacità di potenziare il proprio armamentario dal fabbro del villaggio e i percorsi anternativi, sono tutte features appartenenti allo Story Mode del gioco; pi potremo avere a che fare con la versione Arcade, con la protagonista già potenziata, i nemici più cattivi e una progressione lineare da sinistra verso destra. Proprio come i classici.
La differenza in queste due modalità vede proprio una rigidità rispetto al classico nella modalità arcade, mentre più libertà nella modalità Storia…

Alcune parti più di altre strapperanno una lacrimuccia ai veterani che giocavanoin sala giochi nel lontano 1988…

Tecnicamente ci sono molte cose che mi hanno colpito (soprattutto tenuto conto della produzione indipendente quasi casalinga!), in particolar modo la colonna sonora che è possibile avere sia come midi da console 16bit, sia in versione orchestrale. Lo style pixelloso è molto accentuato per via della bassissima risoluzione, cosa che lo rende quasi difficile da “leggere” su grandi TV HD (figuratevi su 55′ 4K!); chi mi conosce sa che amo la pixel art e tutti gli indie usciti sul genere li ho giocati, ma forse qui bisognava optare per una risoluzione maggiore.
L’effettistica è impreziosita da effetti di luce, riflessi e sprite in movimento che difficilmente avremmo potuto godere nel 1988: fondali e nemici sono sorprendentemente dettagliati e ben animati.
Circa i controlli, con le difficoltà che dicevano, beneficerebbero con un controller retrò come quello del Megadrive o del NES, poichè la croce direzionale dei moderni controller non è ottima per questo genere di gioco.

Conclusioni.

Battle Princess Madelyn è un omaggio a Ghosts ‘n’ Goblins e ai metroidvania d’una volta: mantiene nella modalità arcade tutta la rigidità dei capostipiti, mentre nella modalità Storia si concede qualche ammodernamento, mantenendo però una difficoltà abbastanza elevata e dei controlli non sempre facili da usare. Il Trial and error sarà il vostro pane quotidiano. Sicuramente un ottimo esperimento e un bel regalo per la figlioletta dello sviluppatore a cui è dedicata l’intera produzione.

Pregi

  • Feeling retro apprezzabile
  • Impegnativo e vario
  • Modalità Storia e Arcade molto diverse fra loro.

Difetti

  • Una trama poco incisiva
  • Rischio frustrazione per i controlli e per le inquadrature
7.8

Buono

Classe '82, appassionato da sempre di videogames, è caporedattore di GC.it dal 2010. E' collezionista attento di tutto ciò che è nerd e ricercato, non solo in campo videoludico! Amante di boardgames, tecnologia, fotografia, viaggi e cultura nipponica...è una persona decisamente impegnata!

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