Recensione

Project Firestart

Pubblicato da il Piccione 11/02/2008 - 19:54

Basto’ una piccola foto, all’epoca, ad accendere le fantasie dei possessori del piccolo di casa Commodore. Al tempo le news erano relegate alla sola carta stampata ed alle poche informazioni rilasciate dalle software house stesse. Quella foto, accompagnata da poche righe di commento, mostrava tutto e niente. Un corpo smembrato, in un ambiente asettico. Sangue sulle pareti, a scrivere una parola: Danger. Il protagonista, di lato, armato di fucile. Il sasso era stato lanciato, e di li a pochi mesi, chi ebbe la fortuna di mettere le mani sulla splendida confezione di Project Firestart, questo il titolo del gioco, non avrebbe piu’ avuto scampo: si sarebbe perso nelle pieghe di una delle piu’ belle avventure realizzate per un sistema ad 8bit, e non solo. L’intro lasciava presagire la caratura del titolo. Puro cinema. La solita nave abbandonata alla deriva nello spazio profondo, il solito progetto genetico sfuggito al controllo, il solito eroe disposto a sistemare la faccenda. Dopo un dettagliato ed esaustivo briefing si decolla alla volta del Prometheus. Si giunge all’attracco, poi il silenzio, rotto solo dai nostri passi. Un’ascensore. Saliamo. Lo shock: quella piccola foto osservata sulle pagine della rivista diviene cruda realta’. Ci riprendiamo dal colpo, tiriamo un profondo respiro, per riprendere lucidita’, e ci inoltriamo tra i corridoi. Il tempo scorre, scandito da un orologio digitale. La nostra salute e’ ottima, garantita da una barra piena. Il caricatore laser e’ colmo. Nessuno in giro. Soli. Stanze vuote. Camminamenti deserti. Vetrate immense che si aprono su vedute mozzafiato dello spazio profondo. E poi altri corpi. Un massacro. Ci muoviamo, mappando con cura la nostra posizione. Oramai e’ chiaro. Sono tutti morti. Cominciamo a recuperare i primi indizi. Proseguiamo. Poi un altro colpo al cuore. E cosi uno dopo l’altro. Senza tregua, in un crescendo perfetto, impreziosito da stacchi, dissolvenze, intermezzi, musica maestosa, effetti sonori da brivido, cura del dettaglio grafico maniacale, enigmi infimi, colpi di scena ed esplosioni di adrenalina pura. Ascensori che tardano ad arrivare, mentre consumiamo le nostre ultime scariche. Ambienti che si estendono sino a farci perdere l’orientamento. Ed una fine. Sempre e comunque vadano le cose. Sia che la nostra energia vitale si esaurisca, sia che decidiamo di mollare la missione. Tutto e’ contemplato, tutto torna, in quello che e’ forse il titolo piu’ cinematografico nella ludoteca del C64, produzioni Cinemaware incluse. Lo giocheremo fino al midollo. Per poi realizzare che potevamo tentare una variante. Lo rigiocheremo. E poi ancora. Sino ad appagare la nostra sete di avventura. Fino a che gli occhi abbiano visto tutta la magnificenza spremuta in due miseri dischetti. Fino a che le parole The End abbiano il significato che vogliamo. Non c’e’ via di scampo da questo gioco. Non esiste Game Over.. Il colpo piazzato dai geniacci della Electronic Arts fu perfetto. Non ci fu niente di paragonabile negli anni a seguire. Pietra miliare. Fatelo vostro. Poi fatevi possedere.

Conclusioni

Project Firestart appartiene ad una casta a se’. Non capisco come all’epoca non ricevette la massima onorificenza. Ma i voti non contano. Quello che conta e’ un codice scritto nel 1989, che rimarra’ per sempre. Difficilissimo da trovare (quasi impossibile direi), ma assolutamente da avere. Stacco. Dissolvenza. Titoli di coda.


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