Recensione

Dead Space 3

Pubblicato da Xandos 28/02/2013 - 15:41

La saga horror spaziale per eccellenza, ha una moltitudine di punti in comune con l'altrettanto famosa saga Alien. Concettualmente, si possono trovare molte similitudini (dal punto di vista xenomorfo/necromorfo, ambientazione, stile narrativo ecc). Ma qui andiamo oltre: se un primo capitolo rendeva la realtà del survival horror puro e crudo una concreta certezza, la visione action di un Cameron mutava il brand in un altrettanto godibile secondo episodio. Guarda caso, l'evoluzione è avvenuta anche con questo terzo Dead Space, cambiando ancora la struttura base del gioco, come fa un vero necromorfo. Ormai noto in tutta la galassia come "distruttore di marchi" a tutti gli effetti, Isaac Clarke vive da fuggitivo. I seguaci di Unitology (capeggiati dal folle Danik) hanno ormai preso il comando della terra e hanno le idee molto chiare: completare la Convergenza a tutti i costi e uccidere l'eretico ingegnere. Ma non tutti lo vogliono morto: un manipolo di ribelli, ha individuato nel glaciale pianeta Tau Volantis, l'origine dell'avanzata necromorfa. Lì, analisi e esperimenti condotti circa 200 anni prima, hanno dato prova che è possibile fermare tutto. L'ultimo scenario, sarà quindi questo immenso pianeta, dove Clarke e gli Unitologisti sono pronti più che mai a mettere fine a questa follia. Avete presente DS2? Ecco, prendetelo, fatelo a pezzi e ricostruitelo da capo, modificando molte cose, aggiustando alcuni difetti e (nel complesso) stravolgendo tutto. DS3 è un vero spartiacque. Moltissime cose sono cambiate, a partire dalla forte tinta horror che caratterizzava i primi capitoli. Per carità, esistono ancora momenti inquietanti, ma sono molti meno e molto più blandi. Via la modalità multiplayer, ora largo alla co-op per 2 giocatori. E' possibile affrontare l'intera avventura insieme al sergente John Carver, rendendo di fatto completamente inutile il concetto horror. Ma non temete: i cambiamenti sono drastici e radicali, ma DS c'è ancora. Se da una parte, infatti, il gioco cambia, dall'altra, evolve, accentuando la componente survival. Se nella Ishimura e nello Sprawl era logico pensare a negozi automatici che vendevano ogni tipo di oggetti, qui, su Tau Volantis, la situazione è ben diversa: siete completamente abbandonati, ma, da buon ingegnere, Isaac, saprò farsi valere in più modi. Raccogliendo gli scarti che troverete praticamente ovunque (pezzi di metallo, semiconduttori, tungsteno e così via), potrete creare l'arma dei vostri sogni. Usando apposite plance di lavoro, la vostra fantasia, unita ad una sana dose di violenza, strategia e mezzi a disposizione, spalancherete le porte ad una vera e propria infinità di opzioni. La costruzione del proprio arsenale è molto completa e variegata: ogni arma ha un fuoco primario e uno secondario, una base su cui montare circuiti (che potenziano in vario modo come nella quantità di colpi o nella velocità di fuoco), gadget di varia natura e tanto altro. Nonostante il limite delle sole 2 armi da portare, la possibilità di perfezionare e adattare il vostro stile di gioco ha dell'incredibile. Personalmente parlando, ho creato un'arma da fuoco ad una mano metà plasma cutter e metà sparalame rotanti (entrambe potenziate da una bella scarica elettrica), mentre la seconda bocca da fuoco era per metà lanciamissili (col potenziamento che annulla i danni da esplosione) e per metà potente arma fisica sonica (non è un cacciavite, tranquilli). Se poi, non vi va di perdere tempo, disseminati accuratamente nel gioco, troverete progetti di armi già complete. Non dimentichiamoci la possibilità di poter usare dei piccoli robot da recupero che scandaglieranno le varie zone alla ricerca di materiale utile sia alle vostre armi che a potenziare il vostro rig (vita, aria, stasi, telecinesi, armatura). E' straniante sentire e provare tutto questo quando si è abituati ad accumulare crediti con relativo saccheggio dei negozi, ma ci si abitua e funziona molto bene. Altra novità riguarda le missioni opzionali: girovagando per le basi ghiacciate, nuovi textlog possono indirizzarvi verso bivi e zone alternative. Nulla di eclatante, ma risulta piuttosto utile per meglio comprendere dettagli sulla trama e raccogliere extra che non fanno mai male. Quello, possono farlo benissimo i necromorfi, sempre presenti, scattanti e (a volte) in quantità esagerate. Tra le nuove leve, degne di note sono gli umani che si sono nutriti di cadaveri contaminati, tramutandosi in veri scheletri viventi (poco resistenti, ma veloci e numerosi), mentre risultano potenti e molto fastidiosi, l'equivalente in piccolo del necromorfo alien queen: carica, colpisce con le 4 braccia, lancia bombe organiche. Davvero insidiosi. Ma non si pugna contro solo mostri...ricordiamo che Unitology ha la priorità nell'uccidervi e non esiterà a mandarvi contro truppe su truppe armate di tutto punto. Non allarmatevi: non siamo in Gears of War. Gli scontri ci sono, ma dosati e concreti a livello di trama. Nulla di cui spaventarsi. Tornano poi, gli enigmi a base di stasi e telecinesi, utili per spezzare l'alternanza tra le varie sessioni di gioco. Una volta finito il gioco, se potete, il mio consiglio è quello di rigiocarlo in 2, così da affrontare un gioco totalmente differente: nuovi dettagli, aggiunte alla trama e un maggior approfondimento dei personaggi, sapranno regalarvi ulteriori ore di gioco. Menzione d'onore al boss fight finale: mi aspettavo un qualcosa di titanico...ma niente di così grande! Come da protocollo, DS3 è incredibilmente curato nelle ambientazioni e nei dettagli. Tornano prepotenti i luoghi isolati e poco illuminati, così come la quantità imbarazzante di chicche disseminate un pò ovunque per ogni stanza (sangue, poster, lettere aliene...veramente di tutto). Se all'inizio, l'idea di un pianeta congelato può far storcere il naso, aspettate di ritrovarvi in mezzo al nulla, circondati solo da accecante neve e col solo rumore della tormenta a farvi compagnia. Cambierete idea. Oltre al doppiaggio di buona caratura, non si può parlare di sonoro in DS3, dove il silenzio ne fa da padrone (oltre alle urla dei necromorfi e alle maledizioni di Clarke mentre li fa a pezzi). Nulla di nuovo sul fronte dei controlli, mentre si allunga di molto la longevità: l'avventura principale dura sulle 18 ore, ma, come ci hanno abituato, la quantità di modalità extra sotto forma di livelli di difficoltà impervi è molto alta (considerando anche l'opzione del gioco in 2, ne avrete per parecchio).

Conclusioni

Dare un giudizio su DS3 non è facile...in quanto fan della saga, ho apprezzato alcuni cambiamenti e disprezzato altri. I puristi, potrebbero non digerirlo. Ed è un peccato perchè è un gioco molto buono, anche se diverso dai suoi predecessori. E qui, diverso non è usato come indice di male, ma proprio come un qualcosa che differisce dal solito. Se affrontato con occhio critico e non da fan sfegatato, se ne apprezzeranno i lati positivi, considerandolo come degna conclusione di una saga che ha lasciato il segno in questa generazione.


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