Recensione

Buggy Boy

Pubblicato da morrisey 5/01/2008 - 12:48

Buggy Boy nasce da un cabinato dalle caratteristiche davvero insolite: presentava infatti tre schermi che inquadravano un’ampissima area di gioco, una vera chicca per gli appassionati di giochi di corse. La conversione per Commodore 64 naturalmente non poteva giovare di cotanta grazia, ma si proponeva di portare sugli schermi casalinghi tutta la giocabilità del coin-op. Sviluppato nel 1987 dalla allora prorompente Elite, era un gioco di corsa dall’impostazione arcade allo stato più puro. Praticamente niente era lasciato al realismo, dalla bizzarra fisica delle macchine agli elementi presenti in mezzo alla pista, che rappresentavano nella maggior parte dei casi ostacoli. Ma andiamo con ordine: dopo il consueto caricamento la prima cosa che vedremo sarà uno slideshow delle mappe dei vari circuiti con sotto riportati i punteggi migliori. Lo scopo del gioco infatti non è arrivare primi al traguardo, anche perché non esiste una classifica, bensì ottenere i punteggi più alti possibili, anche se naturalmente è necessario completare tutte le tappe dei percorsi per poter aspirare a qualcosa di corposo. Ogni percorso è diviso in cinque tappe, salvo il primo che è strutturato come un circuito e che di conseguenza richiederà cinque giri dello stesso, e si parte con un tempo limite di 60 secondi. Ad ogni tappa/giro vengono assegnati dei secondi supplementari in base al numero di bandierine “Time” raccolte durante il percorso. A questo punto chi non ha familiarità col gioco si chiederà cosa si intende per bandierine: ebbene, si intende proprio quello, una serie di bandierine disseminate per tutti i percorsi, ognuna con un colore diverso ed un numero che rappresenta il punteggio accumulabile toccando ognuna di esse. Il colore ha inoltre un significato particolare per le bandierine da 50 punti, che se raccolte nell’ordine cromatico indicato da una barra in alto a destra sullo schermo permettono di ottenere un notevole boost di punteggio. Solo questo basterebbe a sottolineare la natura arcade della corsa, ma in realtà c’è molto di più: come detto, la strada è disseminata di ostacoli di ogni natura quali steccati, alberi, massi, muri, sassi che ci fanno andare su due ruote (cosa che ci impedisce di usare i trampolini, ed anzi li rende ostacoli) e quant’altro, fino ad arrivare alle auto avversarie, che non gareggiano con noi ma ci creano parecchi problemi. Per scartare gli ostacoli è necessaria una prontezza col joystick non indifferente, e quando questo non è possibile si può decollare sui trampolini disseminati qua e là o rassegnarci a vedere la nostra macchina rimbalzare di lato e fermarsi. In effetti queste sono le uniche abilità di guida richieste, in quanto non esistono rallentamenti per le escursioni fuori pista (limitate comunque da dei “muri invisibili”) e l’unica cosa da fare oltre a sterzare è accelerare e cambiare la marcia quando richiesto. Se il tutto può sembrare limitativo, una volta provato con mano è tutta un’altra cosa: il senso di velocità e la frenesia rendono il gioco attrattivo fin dalla prima partita, e man mano che si affrontano le piste non ci si può non accorgere della loro varietà e delle ottime ambientazioni. Passeremo dal gelido nord con gli alberi innevati al tropicale sud con la strada in riva al mare (potete addirittura mettere le ruote sull’acqua e vedere gli schizzi), passando per il verde est e per l’ovest che è stato riciclato dal primo circuito (Offroad). Ogni minuto poi ci troveremo di fronte nuove varianti come tunnel, rampe di cemento inclinate su cui potremo salire (chi ha detto Grease?) e ponti sospesi su laghi e mari, dove una mano ferma è necessaria per non vedere il proprio mezzo tuffarsi nell’acqua. Per concludere degnamente, parliamo un po’ di tecnica: il gioco è un’esplosione unica di colori, molto spesso pare che la palette del C64 sia in grado di gestire un numero spropositato di sfumature, ma in realtà è tutto dovuto ad un sapiente uso delle ombreggiature e ad un disegno impeccabile degli sprite. Il tutto poi si muove molto velocemente e fluidamente, e da un senso di appagamento di cui giova anche la giocabilità. Un po’ meno esaltante il sonoro, che può contare di una musica solo durante l’inserimento del nome in classifica e che a volte lamenta un rumore del motore continuo è fastidioso, seppure intervallato da effetti sonori simpatici legati ad ogni avvenimento in pista.

Conclusioni

Tirando le somme, si tratta di un racing di vecchia scuola ma dal cuore arcade che pulsa come non mai, veloce, frenetico e divertente, tecnicamente all’altezza e che offre un alto livello di sfida se vi piace correre per il punteggio più altro (e con questa giocabilità vi piacerà sicuramente). (review by Michele "Mik" Lias powered by www.gameoveritalia.com)


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