Recensione

The Town of Light

Pubblicato da Isma92 17/06/2017 - 14:40

Parlare di The Town of Light non è molto semplice. La produzione targata LKA, compagnia italiana di Firenze, è infatti un'opera molto particolare. Uscito già l'anno scorso su PC, approda di recente su PlayStation 4 e Xbox One (versione da noi recensita), precisamente il 6 Giugno 2017. Viene aggiunto il Diario di Renée che era compreso in un DLC gratuito temporaneo e migliorati alcuni piccoli elementi tecnici e di illuminazione e cambiata leggermente la palette cromatica. Non è facile parlare di quest'opera poiché, sebbene si tratti di una sorta di avventura grafica (però più dinamica), non dispone degli elementi tipici del genere dei punta e clicca. Non ci saranno enigmi (giusto qualche cosuccia, ma semplicissima e da non poter considerar tale) ed infatti il gioco si basa molto di più sul lato narrativo e psicologico che non sul gameplay puro. La versione PC può inoltre vantare la presenza della realtà virtuale grazie ad Oculus Rift, il quale rende sicuramente più immersiva l'esperienza di gioco. Non si sa come mai il PlayStation VR non sia stato implementato per la versione casalinga di Sony, ma analizzando la versione della console Microsoft, questo fattore non ci riguarda per la valutazione.



Gli incubi del passato
The Town of Light è un prodotto davvero curato sotto il profilo narrativo e vanta una cura nei dettagli minuziosa e meticolosa. Innanzitutto, si basa su fatti realmente accaduti ed il lavoro di documentazione svolto dal team è veramente pregevole e di spessore. Il gioco è ambientato nell'ex manicomio di Volterra e ci narra le vicende della protagonista, Renèe, un tempo paziente della struttura. Il tutto si sviluppa in maniera molto interessante: prenderemo il controllo del personaggio che farà visita dopo molti anni all'ex manicomio ormai in malora, distrutto... tutto per scoprire i segreti (e gli incubi) del passato. Non stiamo a dirvi l'orrore e lo scempio che (ri)scoprirete mano a mano che vi sposterete all'interno del complesso; vi basti sapere che si tratti di atrocità che vi lasceranno interdetti ed anche un po' schifati dinanzi agli abomini che vi troverete ad assistere fino alla fine. Un senso di disprezzo dovuto soprattutto al fatto che son avvenimenti ispirati a fatti realmente accaduti e che ci fanno capire quanto fosse disgustoso ciò che ai tempi accadeva nei manicomi (menomale li abbiano chiusi).
Capirete dunque che l'ambientazione del gioco sia l'ex manicomio ed infatti The Town of Light si sviluppa quasi del tutto al suo interno, passando per alcune fasi esterne. Ovviamente, dovendo scoprire gli avvenimenti del passato, insieme alla protagonista rivivrete i suoi ricordi nello stile flashback giocabili, ma anche in questo caso, non dovendo far molto se non raggiungere un punto specifico; il classico andare dal punto A al punto B. La produzione dei giovani italiani di LKA è intrigante, ma proprio a causa della poca varietà prettamente ludica, risulta a tratti abbastanza noiosa e vi spinge nel suo proseguimento proprio grazie alla narrativa assai coinvolgente. La durata non è massiva, anzi... tuttavia giusta per la tipologia di gioco. Possiamo dire quindi che si tratti di un'esperienza più visiva che non videoludica. Esperienza dove il videogioco regala però bei momenti, unici, grazie all'immersione permissibile solo con un pad alla mano (o con l'Oculus Rift per i videogiocatori PC). Ciononostante, The Town of Light è comunque arricchito da molteplici piccolezze davvero molto interessanti (è bello notare fascicoli ed elementi vari riportati tutti in lingua nostrana), nonché dal diario di Renèe da completare trovando i vari "frammenti" che lo compongono. Come una sorta di collezionabile. Il che dona un po' di varietà all'esplorazione che altrimenti sarebbe esclusivamente relegata al trovare i luoghi, le stanze o gli oggetti necessari per il proseguimento del gioco. Non mancheranno poi gli immancabili obiettivi, altrettanto validi per arricchire l'esperienza.
Una delle caratteristiche più interessanti inizia dalla metà dell'opera: il gioco si suddivide in capitoli e ad un certo punto vi sarà la possibilità di multiscelte che porteranno a vivere versioni differenti dello stesso capitolo, in base alla scelta effettuata. In questo modo il titolo riesce ad essere quantomeno più variegato e a rispecchiare un po' la sua natura di videogioco. Appagante anche l'interazione con l'ambiente circostante e l'oggettistica.

Parlando dunque del comparto tecnico, ritroviamo una colonna sonora d'atmosfera. Molto efficace nella sua totalità. Ogni traccia, spasmodicamente, riesce ad accompagnare i vari momenti del gioco, garantendo un'immersione cupa e quasi oscura durante gli eventi. Altrettanto validi saranno anche gli effetti sonori ed il sound ambientale, nonché le grida struggenti di dolore che riescono a ricreare una certa essenza horror.

Graficamente il titolo si difende piuttosto bene anche se il motore grafico, Unity, mostra tutti i limiti del caso. Ritroviamo una cura nei dettagli notevole, illuminazioni e ombre piuttosto buone, texture abbastanza soddisfacenti, nonché delle animazioni convincenti. Ciononostante, non mancano degli elementi più sottotono, come il pop up piuttosto invadente, soprattutto all'esterno del manicomio, nonché una varietà risicata nelle ambientazioni. Senza dubbio era particolarmente difficile riuscire a donare una certa molteplicità generale, principalmente per aver dovuto realizzare in maniera accurata e piuttosto realistica l'ambientazione e la struttura. Ciononostante, si poteva osare sicuramente di più nel level design e nella ricchezza generale dell'ex manicomio, comunque realizzato a dovere nel complesso. Quello che però colpisce maggiormente è l'art direction e la scelta stilistica delle pitture che ritroviamo un po' ovunque sulle pareti del complesso, nonché il character design degli artwork che compaiono nella schermata in alcuni frangenti, durante l'esplorazione. Un lavoro notevole e di spessore, che dona senz'altro una marcia in più all'opera, con una vena artistica unica e peculiare; stilisticamente singolare.

Ho giocato The Town of Light col doppiaggio in italiano, per il semplice motivo che essendo un prodotto completamente nostrano ho ritenuto giusto viverlo in lingua italiana. Che possiamo dire a tal proposito? Semplice! Il lavoro svolto dalla doppiatrice di Renèe non è affatto malvagio. Parliamo di una non professionista, per cui i risultati raggiunti sono più che validi. A parte alcune imprecisioni o momenti non enfatizzati al meglio, nel complesso non ci possiamo assolutamente lamentare, anche se risulta un pochino strambo il fatto che in fase di doppiaggio certe parole siano state pronunciate con tutti gli errori di battitura del caso (ad esempio, "spengevano" anziché "spegnevano" in un rispettivo dialogo). Parlando poi degli errori, alcuni testi contengono qualche imprecisione grammaticale oppure accenti mancanti o errati (ad esempio "perché" scritto "perchè"). Piccolezze, chiaro. Tuttavia possono stonare un po'.
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Conclusioni

The Town of Light è una produzione che pur non brillando totalmente, risplende di luce propria e vanta una narrazione coinvolgente e di impatto, nonché elementi peculiari che la rendono un'opera senza alcun dubbio originale e da provare. Paga purtroppo lo scotto di essere fin troppo basata sulla narrazione e ciò che vuol raccontare piuttosto che sull'esperienza di gioco che vuol lasciare. Intendiamoci, essendo un videogioco riesce a ricreare un tasso di immersione senza precedenti; tuttavia, bisognava osare un pochino di più proprio per non renderlo a tratti noioso. Ci sono alcuni momenti assolutamente di impatto, ma altrettanti sono i punti morti e piuttosto noiosi dove si fanno azioni semplicemente per andare avanti, ma non di certo in maniera appagante. Resta senza dubbio un prodotto coraggioso, nonché nostrano. Importante, siccome è un bene che anche in Italia si emerga in questo panorama, anche perché talenti non mancano; idem menti creative. Bisogna solo aver coraggio ed osar di più! A The Town of Light il coraggio non manca affatto... tuttavia, il team avrebbe dovuto osare di più.


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