Recensione

Resident Evil 7: Biohazard

Pubblicato da RaffyMayCry 2/02/2017 - 13:59

Una cosa che spaventa l’essere umano è il cambiamento, quando qualcosa a cui siamo abituati e conosciamo bene cambia fa paura, crea scetticismo e, molte volte, quella cosa a cui eravamo legati inizia a non piacere più. Una delle conseguenze è il non volerlo accettare, quindi si inizia a parlare male di quella cosa, anche se non gli si è data la possibilità di farci capire il motivo di questo cambio, perché spesso cambiamento può significare miglioramento, ma sono poche le persone aperte ad accettarlo. Questo può accadere per tutto, un film, un libro, un fumetto e molto spesso nei videogiochi. Negli ultimi anni diverse software house importanti, come Konami, Square-Enix, Capcom hanno apportato cambiamenti, anche radicali, alle loro saghe più importanti, alcune riuscendoci, altre un po’ meno. Il percorso di evoluzione più altalenate lo si può notare benissimo con la saga di Resident Evil di Capcom che, con questo nuovo Resident Evil 7: Biohazard, promise ancora una volta di tornare ai vecchi canoni della serie, dopo la parentesi action con il 4, il 5 e il 6 che promettevano bene ma razzolavano male, con personaggi armati fino ai denti e soldati impeccabili, ormai lontani da quegli ignari e spaesati protagonisti sopravvissuti agli orrori di Raccoon City. C’era bisogno di un cambio radicale, e questo Capcom lo ha sempre saputo, per fare questo però, la prima cosa da fare era tentare una strada nuova, non più una visuale in terza persona, non più città invase di mostri di ogni genere, non più i soliti volti noti della saga. Se si voleva tornare alle origini bisognava ripartire da zero, con questo auspicio gli sviluppatori hanno pensato bene ad ispirarsi agli ultimi giochi horror di questa generazione, come per esempio Outlast o il sottovalutato F.E.A.R (e la somiglianza a quest’ultimo la si noterà spesso), ma soprattutto all’ormai defunto PT di Kojima, l’intento degli sviluppatori è quello di rendere il giocatore parte integrante del gioco e che provasse ansia, ma soprattutto paura. Quindi prendi una casa sperduta della Louisiana, mettici dentro degli psicopatici, aggiungici una visuale in prima persona, ed ecco che Resident Evil 7 prende forma, ma c’è un problema…con delle premesse del genere, siamo sicuri di chiamarlo ancora Resident Evil? Questa è la domanda che molti fan della saga si fecero dopo aver visto i primi trailer e provato le demo, prima Kitchen (più che una demo era un teaser per Playstation VR) e poi Beginning Hour. Alcuni hanno dato fiducia a Capcom, altri invece hanno inveito contro il cambiamento apportato alla saga come un deturpamento alla propria persona. Ma ve lo dico subito, e mi rivolgo a voi cari haters dell’ultim’ora: smettete di stare davanti al PC a sparare sentenze ogni volta che si parla di Resident Evil 7 e provatelo. La storia si colloca cronologicamente dopo gli eventi di Resident Evil 6, il protagonista sarà Ethan Winters che, dopo aver visto un video di sua moglie Mia scomparsa da più di 3 anni, si metterà alla ricerca di quest’ultima. Dopo diverse ricerche arriverà a visitare Villa Baker in Louisiana. Una volta addentrato nella residenza sarà trascinato in una girandola di “simpatici” eventi che porterà Ethan a scoprire di più sui Baker e sulla loro ospitalità. Eviterò di dire altro per evitare ogni eventuale spoiler perché questo capitolo va giocato ma anche vissuto, meglio ancora se siete provvisti di Playstation VR. So che non vedete l’ora di saperlo, Resident Evil 7 è un classico capitolo dalla saga? La risposta è un grande SI. Capcom ha però saputo bilanciare perfettamente i classici momenti in cui il nemico salta fuori dall'ombra e la sensazione di essere braccati costantemente. Ovviamente saranno presenti anche dei jump scare, ma la vera sensazione preponderante è quella dell’ansia. La prima run vi vedrà infatti affrontare ogni location con la paura di quello che può esserci dietro l'angolo. Procedere adagio, esaminando ogni corridoio, ogni stanza e chiedervi cosa ci sia dietro le porte o dietro di voi, saranno una costante per una buona parte, se non per tutta la durata di gioco. Ottima la caratterizzazione dei personaggi. I membri della famiglia Baker sono completamente fuori di testa mentre la figura di Ethan cresce in maniera costante. Jack Baker è un cattivo carismatico, pazzo e sadico al punto giusto, vi cercherà e vi troverà sempre e godrà nel farvi male. Diciamo che la sensazione della caccia all’uomo di Jack è un po’ la stessa che si provava nel terzo capitolo con il fiato di Nemesis dietro al vostro collo, sempre. Marguarite Baker, la moglie, sembra essere uscita da un horror ed è forse uno dei personaggi più disturbati e disturbanti dell’intero gioco, mentre il figlio Lucas e i suoi puzzle di sopravvivenza vi faranno sentire all’interno del film Saw – l’enigmista. L'avventura vi porterà ad affezionarvi a determinate figure e odiarne altre. Inutile sottolineare la presenza di colpi di scena che ribalteranno le varie situazioni col passare delle ore e, come se non bastasse, una scelta andrà a influenzare alcuni avvenimenti. Un altro elemento fondamentale è la villa, proprio come Villa Spencer, la tenuta dei Baker è un labirinto che sembra non finire mai, ricco di passaggi nascosti, enigmi con chiavi particolari e pezzi da inserire, corridoi con angoli ciechi, scalinate che finiscono nel buio e stanze insospettabilmente comunicanti. I sinistri scricchiolii che la contraddistinguono rendono ogni passo un'impresa da brivido. Come detto in precedenza, Resident Evil 7 è un ritorno alle origini, un ritorno alle sensazioni dei primi storici capitoli della saga. Oltre all'inventario limitato, ampliabile raccogliendo degli zaini, l'avventura si basa praticamente su fasi esplorative, risoluzione di enigmi e scontri con gli esseri che popolano le varie location, non sono tantissimi come gli ultimi capitoli, ma pochi e resistenti, anche i più “deboli” possono risultare ostici. Lo zaino poco capiente costringerà il giocatore a diversi avanti e indietro dai punti di salvataggio, tornati dopo anni di attesa, con la classica cassa dove potremo lasciare gli oggetti inutili e questa volta non ci sarà più una macchina da scrivere dove potremo salvare ma un registratore a cassette. Ci saranno dei punti di salvataggio automatico, state tranquilli, ma utilizzare queste stanze è molto utile per alleggerire la tensione, riorganizzare l’inventario e salvare quante volte si desidera. Durante l'avventura Ethan potrà raccogliere diverse armi. Pistola, fucile, un lanciafiamme artigianale, lanciagranate e poco altro, in questo capitolo il lanciafiamme rende onore al suo nome, è utile e devastante ma va usato con parsimonia. Ultime, ma non per queste meno importanti, le care erbe curative fanno il loro ritorno, questa volta non sarà più possibile utilizzarle appena prese ma dovranno essere combinate con dei fluidi chimici, stessa cosa per la creazione di munizioni per quanto riguarda la polvere da sparo. Non vi ricorda nulla? Allora rigiocatevi Resident Evil 3. Graficamente Resident Evil 7 è un gioco che si fa apprezzare ma non è perfetto, la visuale in prima persona aiuta il RE Engine utilizzato per questo capitolo, gli spazi stretti fanno in modo che per tutta la durata del gioco non ci siano cali di frame e rallentamenti vari, ma per quanto riguarda alcune texture non fanno gridare al miracolo e in alcuni casi fanno anche fatica ad essere caricate. Ogni tanto salteranno fuori un paio di glitch che però non rovinano l’esperienza di gioco. Si tratta di dettagli che spesso nella concitazione dell'azione neanche noterete, però ci sono – inutile nasconderlo – si tratta davvero di piccolezze che solo i pignoli potranno notare e storcere il naso. Anche i modelli poligonali dei personaggi sono ben rappresentati e la differenza tra i filmati in CGI e quella in game è davvero minima, forse per quanto riguarda i primi piani si poteva fare di più; alcune volte sembra di avere a che fare con dei pupazzoni di plastica, ma sarete troppo spaventati per accorgevene, ve lo assicuro. Altro punto negativo sono la realizzazione delle creature mutanti che abitano i sotterranei di villa Baker, poco ispirate e tutte uguali tra loro. Un grande applauso va fatto al sonoro, vera chicca della produzione specie se siete dotati di un buon impianto surround o di cuffie adeguate. L'audio multidirezionale vi permetterà di capire dove si trova un nemico per agire poi di conseguenza. In un gioco horror questo può fare realmente la differenza, lo scricchiolare del pavimento, l’apertura delle porte, i rumori in sottofondo vi faranno stare con i nervi tesi e i riflessi pronti, ma non sarete mai preparati a quello che vi si presenterà davanti. Il doppiaggio in italiano è un punto a sfavore, per quanto i doppiatori nostrani siano bravi, sembra come se fossero fuori dal personaggio, specialmente per quanto riguarda i Baker, non trasmettono il senso di pazzia e cattiveria che si può sentire nel doppiaggio in inglese e alcune volte le voci sono fuori sincro con il labbiale. Il gioco può essere affrontato come in passato, scegliendo tra due livelli di difficoltà facile e normale. Il consiglio è quello di iniziare subito da Normale dato che i nemici risulteranno combattivi e veloci al punto giusto, una volta terminata l'avventura viene sbloccata la modalità Manicomio, sezione in cui sarà possibile salvare solamente se in possesso di nastri, alla stregua quindi dei primi Resident Evil, senza contare ovviamente un aumento della forza e della velocità dei cattivi di turno. Manicomio è quindi la modalità adatta per chi è alla ricerca di un'esperienza tutt'altro che alla portata di tutti. La durata media di gioco in modalità normale si aggira intorno alle 8/10 ore se giocato senza cercare tutti i collezionabili e con calma, direi che è la durata media di ogni capitolo della serie. Provando a completare il gioco al 100% si può benissimo arrivare a 15 ore di gioco. Piccolo appunto per quanto riguarda l’esperienza con il Playstation VR. Giocatelo se siete sicuri di avere i nervi saldi, una volta indossato il caschetto ogni sensazione viene amplificata e l’unico modo per scappare è togliere il visore. Per il resto si può benissimo dire che questo Resident Evil 7 è la prima vera killer app per il visore targato Sony.

Conclusioni

Resident Evil 7: Biohazard è esattamente ciò che la serie Resident Evil aveva bisogno, è l'esatto opposto di quell’insieme di azione, esplosioni pesanti e freneticità che avevano gli ultimi tre episodi della saga principale, completamente fuori sintonia con i suoi predecessori. Questo nuovo capitolo vi porterà a vestire completamente i panni del protagonista grazie alla nuova visuale in prima persona che, punto a sfavore che si pensava potesse essere, vince e convince a discapito delle vecchie visuali che ai tempi furono innovative e funzionali per il tipo di gioco che Capcom voleva proporre. Si può benissimo dire che è un degno erede del primo capitolo, vi tornerà in mente, specialmente ai più nostalgici, quel primo viaggio attraverso villa Spencer ma con una location ancora più angusta. Ci sono alcuni difettucci, questo è vero, in particolare con le battaglie con i boss e con un calo di ritmo verso la fine del gioco, che abbandona il fattore horror per un approccio più movimentato, ma nel suo complesso si tratta di un’ avventura terrificante che una volta terminata vi farà sentire appagati. Abbandonate ogni scetticismo e andate a trovare la famiglia Baker, sono sempre pronti ad avere nuovi membri da aggiungere alla loro amorevole famiglia.


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