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Xbox 360
20/10/2010
Genere : Action Platform
Anno di uscita : 2010
Mese : Luglio
Software House : Playdead Studios
Distribuito da : N/A

Limbo
Review By
kienzan
«Dobbiamo dunque considerare lo stato presente dell'universo come effetto del suo stato anteriore e come causa del suo stato futuro. Un'intelligenza che, per un dato istante, conoscesse tutte le forze di cui è animata la natura e la situazione rispettiva degli esseri che la compongono, se per di più fosse abbastanza profonda per sottomettere questi dati all'analisi, abbraccerebbe nella stessa formula i movimenti dei più grandi corpi dell'universo e dell'atomo più leggero: nulla sarebbe incerto per essa e l'avvenire, come il passato, sarebbe presente ai suoi occhi».
(Essai philosophique sur les probabilités, Laplace)

Ciò che il videogiocatore di vecchia data anela da troppo tempo diviene realtà nell’anno 2010, grazie a Xbox Live Arcade. Ironia della sorte per il collezionista, che vede materializzarsi il proprio sogno solo grazie alla temuta scomparsa del supporto fisico. Una dolorosa rinuncia che tuttavia, dinnanzi allo splendore di Limbo, pare ben poca cosa: è questo l’inevitabile prezzo da pagare per assistere ad uno dei sommi lumeggiamenti dell’idea ludica primigenia nell’era moderna. I canoni del puzzle platform sono attualizzati mirabilmente, benché si permanga sempre nel rispetto di archetipi che risalgono al periodo Amiga. Ma delle questioni tecniche e storiche si è già ampiamente dibattuto altrove: decidiamo dunque, in questa sede, di adottare un approccio volto a mettere in luce le peculiari caratteristiche espressive del titolo Playdead Studio. Ci si conceda la deriva entusiastica e lo slancio emotivo, affinché dalla rimemorazione dell’esperienza vissuta possa affiorare, e depositarsi nelle parole, una traccia dell’immenso patrimonio ludico ed artistico che abbiamo davanti.
Dal punto di vista visivo, il rifiuto della strutturazione volumetrica dell’oggetto lascia spazio, in Limbo, a nuovi volumi, concepimento prospettico degli ambienti, per una densità che si fa atmosfera in ogni senso possibile. Mai come in questo caso lo schermo divenne squarcio, strappo nel tessuto del mondo. Un surrealismo che sfuma il muro ed il suolo, rendendoli inesorabilmente affetti da inesistenza. E nell’esasperato bicromatismo, lo zampillare del sangue introduce uno strappo nello strappo, riempimento di una vacuità inspiegabile. Forse ritorno, forse nuovo distacco, o ulteriore immersione. Limbo è la tela che fuoriesce da sé, che schiaccia il mondo sospingendolo verso l’ignoto. Un contorno che si fa limite inglobante, che rimuove il fondamento tecnologico e il suo sfondo materico, insieme ad ogni cosa che si staglia attigua. Strappo in assoluto, centro di irradiazione che tutto distorce, ma anche tutto fagocita. Oltremondano in senso traslato, di ciò che si impone e sopprime, che cattura lo sguardo con il suo sguardo, che scava una voragine cupa, infinità del finito, pozzo oscuro senza fondo. Sempre che di oscuro si tratti, e che il vacuo non si traduca in languore di sogno, vellutata ed ambigua blandizie, assopimento spezzato solo dal sussulto della tagliola che, con clangore di lama, scarnifica ogni tono di grigio. Ghigliottina che taglia la tela, vi insinua l’intruso, suono e disturbo. È la sovraesposizione dell’aridità di fondo nella tragedia, trapasso e respiro, silenzio opprimente che erompe in dolore. O ancora, detumescenza del tozzo polpastrello del sonno che suggellava le palpebre. In Limbo si cela una ferocia inaudita: la neutralità, la mancanza di connotazioni rende inquietante persino il chiarore, mentre permane continua la sensazione di essere incastrati tra gli ingranaggi di un congegno meccanico che può stritolarci da un momento all’altro. La genesi dell’inquietudine avviene a livello inconscio, il tormento sopravviene a partire dall’anonimia e dal carattere impersonale e asettico dell’opera. Strappo nello strappo, si diceva: momento emozionale e non costitutivo, poiché il limbo permane imperturbabile nella sua ferrea logica meccanicista, elimina l’elemento di incoerenza e torna a sonnecchiare come se nulla fosse. Solo lo stridore del suono che sovente accompagna la nostra morte riecheggia per un momento, attestando il sovvertimento già ricusato, in una sorta di malcelata confessione. È un’indifferenza, dunque, che possiamo spezzare solo a patto di scendere ad un compromesso con il congegno che ci imbriglia, carpire le segrete, eppur limpidissime correlazioni che lo regolano. E questo implica anche una piena immersione nel macabro disegno che riduce gli esseri viventi a inermi maglie della catena causale. La violenza di Limbo è sconvolgente perché l’uomo viene ricondotto alla nudità del suo essere corporeo, annesso senza che se ne incroci lo sguardo, che gli si domandi di proferire parola. Il cadavere calpestato e adibito a piattaforma o spessore, lo stesso nemico che perde ogni carattere umano per farsi strumento della cieca forza necessaria. Crudeltà come noncuranza dell’universo espresso nei confronti della vita, sospensione di un qualsivoglia ordinamento assiologico; male come assenza del concetto di male. Solo a condizione di farsi demone, di padroneggiare il tessuto delle forze e degli esseri, il giocatore può vincere l’inerzia del movimento. In questo senso, la preclusione di elementi indispensabili per il giudizio, la continua esigenza di morire per sapere, costituisce un altro fattore di compromesso: demone è colui che ha accettato la condizione di minorità rispetto al congegno, e vi si sottomette a costo della vita, al fine di imporre il proprio dominio. È dunque l’incoerenza paradossale dell’esorcismo che funge da catalizzatore del calcolo; esponenzializzazione delle capacità intellettuali, passaggio dall’inumano all’oltreuomo videoludico. Come se, una volta che la luminosità della tela si è espansa, oscurando la materia reale nella pura luce, il quadro si incrinasse lungo infinite linee direttrici, e in esso venisse insediato il germe del flusso che si spezza nel tripudio della negazione del proprio destino. Il meccanismo ha vinto, ma solo a patto che la mente soggiorni nell’ostinata coerenza delle cause: l’opera videoludica, opera continuamente minacciata nel suo erigere mondi sull’abisso logico della resurrezione, conferisce un armamentario infinito per adagiarsi sulla catena e avvantaggiarsi del suo determinismo. Vi è senz’altro una conservazione di sé nella morte a fronte dell’apatia del contesto. Dinamica ulteriore che scardina la materia in una spiritualità non rigorosa. Ma la dialettica sta nel fatto che ogni trionfo, assieme al permanere nella negazione, sia inerenza all’ordine tramite il costituirsi ad eccentrica parte meccanica. Vite o cavicchia, capace per un istante di fendere lo spazio ed il tempo, riavvolgere il nastro e azzardare la rivolta. Orbene, cos’è mai questa rivolta, se non tentativo di farsi concorde con il sistema? Sempre vite o cavicchia, eterno imbrigliarsi, pur nel dominio. Limbo è un’opera dall’incredibile complessità esistenziale, che per questo non può mancare nella softeca di qualunque cultore dell’arte videoludica.
Pro
  • Affresco di eccezionale profondità
  • Contro
  • Niente da segnalare
  •  Conclusioni
    Dati Tecnici
    Supporto : 
    Versione : 
    Multiplayer : 
    Online : 
    Downloadable
    PAL
    No
    No
    Abbandonarsi all'analisi proprio in fase conclusiva sarebbe fare violenza ad un'opera che non si presta in nessun modo all'inquadramento, bensì solo alla sintesi emozionale. Mi limito dunque a consigliarvi l'acquisto di Limbo. Non ne rimarrete delusi.
    Commenti (5)
    Questo titolo mi incuriosisce molto, già dall'Editoriale di Fede, poi ieri dovendo postare il video su Facebook vidi il gameplay del gioco e devo dire che questo Limbo merita davvero e ho visto solo quei 3 o 4 minuti. Si aggiunge ovviamente anche la tua splendida Recensione che ho letto adesso e quindi che dire, Gran Bel Gioco Limbo! Quoto Eraser per il fatto che di queste opere ne siamo sempre più carenti. Ottima Review Lucio.
     By Isma92 - 21-Oct-2010 10:10
    Io ne avrei dati anche 30 di euro, perchè di opere del genere ne siamo sempre più carenti, e la durata in un titolo del genere non va discussa... E' giusta che sia così com'è, così come l'hanno voluta... Riguardo la tua recensione, l'unica parola che posso permettermi di esprimere è: "AMEN". Nulla di più. La rileggerò più e più volte... GRAZIE
     By Eraserhead - 21-Oct-2010 00:10
    Ho dato 8.5 perchè secondo me è della giusta lunghezza, se si valuta l'esperienza di gioco nel suo insieme. Quando vado a recensire un titolo, mi trovo sempre piuttosto in difficoltà per quanto riguarda questo parametro. Nella maggior parte dei casi, lo intendo come proporzione tra le diverse parti dell'opera, equilibrio e compiutezza, dispiegamento totale dell'idea di fondo nel tempo di gioco stabilito dall'autore. Valutare la durata oggettiva dell'esperienza, per quanto mi riguarda, è un po' come giudicare un libro dal numero di pagine :) Naturalmente, mi rendo conto di come, dal tuo punto di vista, l'obiezione sia legittima, anche perchè molti giocatori non sono disposti a sborsare 15 euro per pochissime ore di gioco. Ti ringrazio quindi per avermi dato modo di spiegare questa cosa ;)
     By kienzan - 20-Oct-2010 17:10
    Bella ma la longevità non va più in là di un 6.5
     By saxabar - 20-Oct-2010 16:10
    applausi a te ed al gioco! Stupendo..una vera esperienza che consiglio a tutti i possessori di Xbox!
     By Fedeweb - 20-Oct-2010 00:10
    Screenshots
    Limbo - Cover
    Limbo - Cover

    Limbo - Gameplay 1
    Limbo - Gameplay 1

    Limbo - Gameplay 2
    Limbo - Gameplay 2

    Limbo - Gameplay 3
    Limbo - Gameplay 3

    Limbo - Gameplay 4
    Limbo - Gameplay 4

    Limbo - Gameplay 5
    Limbo - Gameplay 5

    Valutazione
    Presentazione : 
    Grafica : 
    Audio : 
    Giocabilità : 
    Longevità : 
    Retro Factor : 
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    Voto
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