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Dreamcast
23/10/2008
Genere : Adventure
Anno di uscita : 1999
Mese : Dicembre
Software House : SEGA - Am2
Distribuito da : SEGA

Shenmue
Review By
AlexTofa
Introduzione

Splendore. Solo con questa parola si può definire la situazione di SEGA nel periodo in cui uscì il Dreamcast, esattamente quando il mondo dell’intrattenimento videoludico puntava il suo sguardo verso quella che sarebbe stata la nuova generazione di console a 128 bit. Purtroppo tutti sanno come la situazione andò a finire per la gloriosa Software House nipponica, ma allora nelle menti del colosso giapponese risiedevano grandi progetti, grandi aspettative e soprattutto una line-up da paura che comprendeva giochi di qualità ottima, quali Virtua Fighter 3, Sonic Adventure, Phantasy Star Online e molti altri titoli first party e non, che davano (e danno) polvere da mangiare alla concorrenza. In generale di qualità e di innovazione SEGA ne aveva da vendere, esattamente come la sua volontà nel rendere i Videogiochi qualcosa di diverso e peculiare da quello che le concorrenti offrivano al loro pubblico, volontà spinta e maturata soprattutto dalle menti geniali situate dietro la casa nipponica, tra le quali spiccavano nomi come quello di Yu Suzuki, geniale produttore di capolavori riconosciuti storicamente come Afterburner e Outrun. Per la neonata console SEGA, Suzuki riuscì a portare a termine (solamente in parte purtroppo) uno dei suoi progetti più ambiziosi, ovvero quel Project Berkley che avrebbe dovuto sconvolgere l’era del Sega Saturn, ma che a causa di ritardi e altri motivi si trasformò nell’epocale Shenmue per Dreamcast. Il caro Yu in questo progetto aveva messo anima e corpo esattamente e riposto tutte le sue speranze, oltre ad un budget veramente folle (si parla di 70 milioni di dollari). Ma nonostante tutto l’affiatamento e la passione che il produttore aveva messo su questo progetto, Shenmue divenne purtroppo un mezzo flop: Forse per delle discutibili scelte di marketing, forse per il pubblico che non seppe comprendere tale capolavoro, sta di fatto che Shenmue ottenne degli scarni risultati di vendita e passò ingiustamente in sordina nel mainstream videoludico.
Per questo quella che ci accingiamo a scrivere è la recensione di uno dei migliori Videogiochi mai realizzati in assoluto, ma allo stesso tempo anche di uno dei più ignorati e incompresi capolavori della storia videoludica. Per chiunque non abbia mai avuto l’occasione di provare l’ultimo canto del cigno di Yu Suzuki, questa recensione vi guiderà nei meandri della più epica e coinvolgente delle saghe mai create da SEGA, che premierà con arte e poesia chi avrà l’occasione di viverla in prima persona tutta d’un fiato.

Benvenuti in Shenmue. Che la saga abbia inizio.

And thus the Saga begins…


La storia di Shenmue è ambientata nel 1986 a Yokosuka, un quartiere situato nella baia di Tokyo, che vede come protagonista un giovane ragazzo diciottenne chiamato Ryo Hazuki.
Un tardo pomeriggio di inverno, Ryo sta tornando a casa quando vede l’insegna della sua famiglia distrutta e il portone della mansione Hazuki semiaperto. Ryo capisce subito che qualcosa non sta andando per il verso giusto, e si precipita nel Dojo della famiglia dove trova il padre Iwao che si sta scontrando con un uomo vestito di una lunga tunica verde. Il misterioso individuo sta chiedendo ripetutamente dove si trovi “lo specchio” , ma Iwao non vuole assolutamente rispondere, fino a quando lo sconosciuto (il quale nome scopriremo è Lan Di) attacca anche Ryo serrando la sua mano al collo del ragazzo, rendendolo incapace di qualunque difesa: vedendo il figlio in pericolo mortale Iwao è costretto a rivelare il nascondiglio del misterioso oggetto. Dopo aver recuperato lo specchio con l’aiuto di alcuni scagnozzi, Lan Di ricorda ad Iwao di aver ucciso un certo uomo in Cina molti anni prima: vecchie ruggini riaffiorano nella mente del padre di Ryo che adesso sembra capire tutto, e non riesce a credere a ciò che gli è stato appena ricordato. La confusione si genera nella testa di Ryo che è spettatore di tutto ciò, quando improvvisamente Lan Di uccide Iwao con un fatale colpo di arti marziali sotto gli occhi di Ryo, e fugge.

Sgomento, incredulità, disperazione.

Qui inizia la storia di Ryo, ragazzo diciottenne frastornato dalla perdita del padre ad un’età così critica e confuso dalle rivelazioni arrivate all’improvviso come fulmini a ciel sereno: Cosa aveva di speciale quello specchio raffigurante un dragone? Chi era la persona che suo padre aveva ucciso molti anni prima? Ma soprattutto, chi era l’uomo che ha ucciso suo padre, e per quale motivo lo ha fatto?
Ed è qui che inizia l’avventura più straordinaria che abbiate mai vissuto.

Living in Yokosuka

Dopo quattro giorni dalla tragica perdita del padre, prenderemo finalmente il controllo di Ryo e della sua situazione personale, a metà tra l’incertezza di quello che sarà e sul da farsi in qualche maniera. Da questo momento il gioco ci immerge subito nella realtà del piccolo quartiere di Yokosuka: Niente grattacieli enormi, niente centri commerciali, niente caotico caos di macchine, il quartiere in cui ci troviamo è un posto alla vista tranquillo, ma allo stesso tempo anche un luogo pieno di vita e di situazioni differenti. Nonostante tutto, per quanto piccolo possa essere il quartiere in cui abitiamo, Yokosuka è una piccola grande finestra sullo scenario generale del giappone di fine anni 80, della sulla sua cultura, del suo stile di vita, e della sua economia.
Vedremo parecchi giovani girare per le strade con le proprie Harley Davidson, chiara influenza americana che divagava allora nella terra orientale, così come il loro modo di vestire da “duri”; Altro esempio è il boom pubblicitario riservato ai Videogiochi dell’epoca e non: molto spesso vedremo a giro per il quartiere distributori di capsule di personaggi famosi dei Videogiochi (ovviamente SEGA) e varie pubblicità a loro riservate, per non parlare della fantastica sala giochi dove potremo giocare capolavori immortali del passato quali Afterburner e Outrun: Tutti piccoli particolari che rendono l’atmosfera di Yokosuka viva e palpabile.
Un elemento importante è anche la vitalità degli abitanti nel quartiere, aspetto sorprendentemente curato sin nei minimi particolari soprattutto nella zona di Dobuita, “downtown” di Yokosuka, dove vedremo le vite delle altre persone scorrere davanti a noi giorno dopo giorno esattamente come nella vita reale. Questo elemento è reso ancora più realistico ed interessante da un ciclo giorno-notte ottimamente realizzato: Ad esempio, la mattina alle 8 vedremo negozianti aprire le saracinesche delle loro attività e prepararsi ad una nuova giornata lavorativa, così come uomini d’affari in giacca e cravatta che si avvieranno alla fermata del bus per raggiungere in centro chissà quale lussuoso ufficio, oppure degli studenti in divisa che vanno svogliatamente a scuola. Adesso prendiamo invece un orario più crepuscolare, come ad esempio le 7 di sera: i negozi stanno chiudendo e i commercianti chiudono le saracinesche per avviarsi alle loro case, mentre i vicoli più profondi del quartiere sono adesso illuminati dalle insegne dei bar e dei locali appena aperti, cercando di non fare caso anche a qualche marinaio ubriaco che barcolla per strada in cerca di una meta. Tutto sarà così realistico e coinvolgente che la sensazione di “esserci” e di vivere una situazione di normale routine sarà palpabile e costante.
Ma a cosa serve un ciclo giornaliero ottimamente integrato nel gameplay senza un sistema atmosferico adeguato? Denominato per l’occasione Magic Weather System, il sistema “Meteo” di Shenmue è qualcosa di tanto semplice quanto sconvolgente: i programmatori per rendere il tutto ancora più realistico hanno deciso di riprodurre giorno dopo giorno le reali condizioni atmosferiche del periodo che interessa la storia del gioco. Se ad esempio una mattina Ryo si alzerà dal suo letto e il calendario ci dirà che è il 22 dicembre 1986, quando usciremo di casa troveremo il tempo che realmente ci fu a Yokosuka il 22 dicembre 1986: una chicca assolutamente geniale, figlia di menti che hanno inteso e voluto creare Shenmue come un Videogioco che rappresenta la realtà del posto in cui ci troviamo sin nei minimi particolari, e che va apprezzata appieno in quanto particolare unico proposta fino ad ora nel mondo videoludico.
Gameplay

Una cosa importante che va capita, è che Shenmue non è un titolo free roaming: nonostante il gioco ci permetta di esplorare come e quando vogliamo la zona interessata, definirlo come tale sarebbe errato dato che normalmente in questa categoria di titoli ci viene permesso di fare quello che vogliamo e in che modo desideriamo. In Shenmue ci sarà permesso di fare molte cose, ma queste saranno limitate dalla storyline o dalle circostanze in cui ci ritroveremo in alcuni momenti, limitando (non drasticamente) le nostre azioni. Se ad esempio la sera saremo in giro per il nostro quartiere, magari a fare una partita a biliardo al bar o incollati a qualche cabinato in sala giochi, dovremo sapere che alle 11 dovremo essere di ritorno a casa, altrimenti chi ci aspetta si preoccuperà eccessivamente. Queste “restrizioni” poste dal gioco rendono bene il senso di responsabilità che pesa sulle nostre spalle, aumentando di conseguenza l’immedesimazione e l’influenzamento della storyline nei confronti di chi ha in mano il pad, senza comunque intaccare l’esperienza.
Ma se non è un free roaming, allora a quale genere appartiene Shenmue? Catalogarlo in un genere sarebbe alquanto difficile, ma dai suoi creatori è stato originalmente definito come un F.R.E.E. , ovvero Full Reactive Eyes Entertainment: questo termine sta ad indicare un tipo di gioco ibrido che racchiude in sé moltissimi generi quali gdr, avventura e combattimento. F.R.E.E. è anche sinonimo di Shenmue, in quanto come termine racchiude ogni minimo particolare di questa opera a partire dall’ambientazione, al genere fino alla giocabilità.

La struttura di gioco di Shenmue è perfettamente integrata con il mondo virtuale descritto qualche paragrafo sopra, e si basa sostanzialmente su esplorazione, ricerca ed indagini nelle quattro zone di Yokosuka. Lo scorrere della trama che, lo ammettiamo, non decollerà proprio immediatamente, ci porrà avanti a noi obiettivi che serviranno in parte anche a farci conoscere fino in fondo il nostro quartiere e i suoi abitanti: se per esempio dobbiamo cercare un tizio che si veste con abiti militari e guida un moto, i nostri punti di riferimento per iniziare la ricerca del soggetto saranno il negozio di moto all’angolo o il negozio di abbigliamento militare e così via, finché man mano non prenderemo confidenza e famigliarità con l’ambiente circostante. Un aspetto di non minore importanza è il sistema di combattimento: succederà spesso infatti di dover dare qualche lezione di buone maniere ai teppisti che inquinano il quartiere in cui abitiamo; questo importantissimo aspetto del gioco (tema di estrema rilevanza anche nella storyline) è stato curato sin nei minimi particolari dai programmatori: Basti pensare che la disposizione dei tasti e l’elenco delle mosse disponibili sono praticamente prese di peso dal quel capolavoro di Virtua Fighter, quindi vi lasciamo immaginare da quali meravigliose mani è stato curato tale reparto e con quale tranquillità potremo mazzolare i malviventi che si aggirano per Yokosuka. Un’altra nicchia del gameplay, parallela al sistema di combattimento, riguarda anche le divertenti ed impegnative fasi di QTE (Quick Time Event) , frenetiche scene in cui riflessi fulminei e abilità saranno le parole chiave per il successo del giocatore. Per chi non ne fosse a conoscenza, questi intermezzi di gioco sono scene scriptate in cui sullo schermo apparirà il tasto che dovremo premere in un tempo estremamente breve per far compiere al protagonista una determinata azione, pena il fallimento dell’azione e quindi l’interruzione della scena pre calcolata. Un’ottima aggiunta che da un pizzico di varietà alla struttura di gioco, oltre che a divertire in maniera soddisfacente.
Tra le appassionanti sezioni di investigazione, il sistema di combattimento magistrale, i QTE e l’ottima libertà di interazione con i personaggi e con l’ambiente, la varietà del gameplay di Shenmue è decisamente ottima e ben bilanciata, nonché una perla unica e originale nel panorama videoludico del passato e del presente.

Tecnica sublime

Parlando dell’aspetto tecnico, Shenmue è, senza troppi mezzi termini, semplicemente mostruoso. Sfruttando al massimo il magico hardware del Dreamcast, questo titolo fu in grado di mostrare animazioni e dettagli delle texture senza eguali al tempo della sua release: le animazioni dei personaggi erano molto fluide e per nulla meccaniche, mentre le espressioni facciali erano qualcosa di semplicemente sbalorditivo, così come il dettaglio ed i particolari dell’ambiente. Le uniche pecche negative riguardano la fluidità, che nonostante sia costante nella maggior parte delle zone, in ambienti pieni di gente e dettagli tende a rallentare un po’ creando anche qualche sgradevole effetto pop-up sulla gente che cammina per strada, ma stiamo parlando di casi non molto frequenti e comunque di poco conto che non disturbano assolutamente la fantastica resa visiva del gioco. In ogni caso, considerando che stiamo parlando dell’ormai lontano 1998, periodo in cui le facce dei nostri eroi videoludici erano texture spiaccicate e i loro corpi dei cubetti di pixel, vedere cotanta grafica dettagliata e scorrevole era qualcosa di semplicemente sbalorditivo. D’altronde stare avanti di una generazione due anni prima della concorrenza, non è mica poco…
Parlando dell’aspetto sonoro, anche qui siamo su livelli ottimi: le tracce si adattano ottimamente con le situazioni correnti e molti brani sono veramente belli e coinvolgenti (impossibile dimenticare la traccia principale del gioco!), mentre il doppiaggio in inglese si attesta nella norma, senza né lode né infamia.

Considerazioni sul realismo nei Videogiochi


Permettete a chi vi scrive una piccola considerazione personale: Se c’e’ un aspetto veramente importante nei Videogiochi aldilà della tecnica, questo è l’immedesimazione che un gioco riesce a creare. Un titolo può essere coinvolgente ed atmosferico dipendendo da molti fattori, quali l’ambientazione, la trama, delle determinate situazioni, la caratterizzazione dei personaggi ecc. Shenmue prende tutti questi elementi e li moltiplica all’ennesima potenza, traendo come risultato la completa immedesimazione del fruitore, che attraverso un quadro perfettamente realizzato dove ogni pezzo del puzzle è combinato alla perfezione, riesce a ricavare delle sensazioni e delle emozioni difficilmente provate prima in una realizzazione videoludica. E, se vogliamo, la cosa più ironica è che Shenmue si prende come beffa dei titoli di nuova generazione, queste realizzazioni create da software house che cercano di arrivare al realismo più assoluto solamente attraverso la grafica, quando in realtà l’unico mezzo per raggiungere tale chimera è l’approfondimento di ogni aspetto sin nei minimi particolari, e non solo di quello meramente tecnico, obiettivo che l’opera di Yu Suzuki riesce perfettamente a realizzare.
Pro
  • Un'opera d'arte
  • Coinvolgente come pochi
  • Storyline emplicemnte stupenda
  • Sistema di combattimento e QTE magistralmente inseriti
  • Tecnicamente favoloso
  • Contro
  • Ci mette un pò a decollare
  •  Conclusioni
    Dati Tecnici
    Supporto : 
    Versione : 
    Multiplayer : 
    Online : 
    Disk
    PAL
    No
    Si
    L’ambientazione, Il ciclo giorno-notte, il Magic Weather System, la vitalità e la caratterizzazione dei personaggi: tutti aspetti che rendono il mondo di Shenmue e le sue situazioni estremamente realistiche e coinvolgenti per il giocatore, che sarà spettatore e diretto responsabile di ciò che gli accadrà intorno. Ma il vero punto saldo di questa opera è l’immedesimazione che crea: La possibilità di svegliarsi ogni mattina e decidere cosa fare è decisamente entusiasmante; poter andare a cercare il brutto ceffo che potrebbe avere collegamenti con l’assassinio di nostro padre, o magari allenarsi per aumentare le nostre skill nel combattimento, o magari andare in qualche bar di sera a giocare a biliardo o alle slot machine… oppure stare semplicemente immobili ad osservare il paesaggio, mentre la vita della gente ci passa davanti, fino al tramonto del sole… Alla fine, la verità e il segreto per capire fino in fondo un’opera come Shenmue, è che tale esperienza non va giocata, ma vissuta. Dream on.

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    Commenti (10)
    Ancora una volta i miei complimenti. Recensione molto sentita e molto accurata anche quest'ultima, peraltro per il primo di una serie tra le più belle da me mai giocate. Fede,amico mio, tu si pazz' che diamine ti vendi Shenmue ?!
     By barraka01 - 25-Oct-2008 00:10
    Io amo Shenmue!
    Ottima recensione! Shenmue è un capolavoro, un gioco che emoziona come pochi, una vero tributo artistico al mondo dei videogiochi! Fatto con una passione smisurata ; è un opera eccezionale che và vissuta e giocata da ogni appassionato videogiocatore..peccato sia rimasta un opera effettivamente incompleta, visto che il terzo capitolo non è mai uscito...ma con il ritiro di Yu Suzuki dal mondo dei vgames è meglio che le cose restino tali.....in definitiva...W Shenmue, W Dreamcast! :)
     By McDohl - 24-Oct-2008 12:10
    Comunque è già work in progress la recensione di Shenmue 2! :P
     By AlexTofa - 23-Oct-2008 22:10
    Facciamo così allora: appena 1) mi assumono e 2) mi arriva uno stipendio utile mi consigliate un'asta buona su ebay [ancora non ho comprato nulla anche se ho adocchiato uno SNES... xD] e lo prendo. U_U
     By Alex2 - 23-Oct-2008 14:10
    Alex, con due lire un DC lo si trova. Gambe in spalla e fatti questo regalo! :D
     By Jacchan - 23-Oct-2008 13:10
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    Screenshots
    CoverArt
    CoverArt

    Qualcosa non va per il verso giusto...
    Qualcosa non va per il verso giusto...

    QTE scenes
    QTE scenes

    Tom, uno dei personaggi più carismatici.
    Tom, uno dei personaggi più carismatici.

    Interagendo con gli abitanti del quartiere
    Interagendo con gli abitanti del quartiere

    Ready to Fight!
    Ready to Fight!

    Sì, potremo fare anche questo!
    Sì, potremo fare anche questo!

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