![]() Playstation
03/06/2008
Genere : Simulation
Anno di uscita : 1998 Mese : Ottobre
Software House : Asmik Ace Entertainment
Distribuito da : N/A Lsd Review By
Prima di parlare di Lsd, titolo prodotto da Asmik Ace Entertainment, e uscito per Playstation nel 1998, occorre fare una premessa: non ci troviamo, in questo caso, davanti ad un videogioco. E’ necessario quindi lasciare da parte ogni parametro convenzionale, e munirci di un apparato critico del tutto differente, al fine di cogliere intenti e peculiarità di un’esperienza unica ed irripetibile.
kienzan Dicevamo dell’irriducibilità di Lsd alla sfera del ludico. Un tale statuto implicherebbe infatti la tensione verso un fine, la soluzione di un problema, il passaggio da uno stato di cose ad uno successivo, tramite l’utilizzo di una serie di mezzi. In questo caso, unico vostro compito è quello di muovervi all’interno del mondo virtuale. Niente nemici di cui sbarazzarvi, né missioni da portare a termine, né tantomeno bonus da raccogliere. Lsd è un simulatore di sogni, tratto da un diario onirico tenuto per oltre un decennio da uno degli sviluppatori. Vagherete per ambienti surreali, visceralmente incoerenti, del tutto privi di un senso. Soltanto per scoprire cosa si cela dentro una statua, una parete, uno strano toro antropomorfo. Avete capito bene: dentro. Poiché ogni oggetto è portale per nuovi mondi, in ogni apparenza ve ne sono mille altre, tutto ciò che sembra, in realtà, non è. La consequenzialità logica, causale, spaziale, temporale è qui bandita: Lsd è l’apologia della finzione. E’ il manifesto programmatico del virtuale in quanto scevro dall’attuale. Della virtualità senza virtualizzazione. E’ l’altro come impossibile, come non imitante sin nelle più elementari strutture cognitive. Lsd anticipa il progetto retroyou di ben un anno. Sebbene non si spinga sino all’annullamento della forma in quanto entità delineata (scelta che, in un prodotto commerciale, risulterebbe al limite del controproducente), esso si pone come antesignano di una corrente ideologica che percepisce il malessere dato dal fotorealismo, e lo spinge fino all’iperbole tragica dell’annullamento del segno in quanto significante. A dire il vero, in questo caso, di contenuti ve ne sono in abbondanza: dal topos del labirinto, alle allucinate scelte architettoniche delle desolate metropoli, sino alle figure, umane e disumane, che vedrete sovente fluttuare nel vuoto. La sensazione è quella di un’inquietante solitudine, anche nei rari casi in cui sono presenti sulla scena altri esseri animati. Poichè questi, nel loro esasperante mutismo, paiono vuoti ed impenetrabili simulacri. Se, dunque, da una parte, Lsd si pone in una posizione d’avanguardia per quanto riguarda lo sperimentalismo nel mondo del virtuale, dall’altra mantiene un nucleo significativo estremamente forte, nel momento in cui opta per una vacuità mitigata e ponderata. Si tratta, forse, di un giusto compromesso, da cui molti dovrebbero trarre spunto, calando la creazione ex novo del sostrato causale e spazio-temporale in un contesto più propriamente ludico (come del resto è già successo, almeno in parte, con Rez). Non si tratta di un percorso semplice da intraprendere. A ben vedere, però, l’interrogativo sotteso a queste tematiche è più che legittimo: perché il videogioco, che ci potrebbe permettere di creare qualcosa di totalmente diverso da tutto ciò che conosciamo, rimane incatenato alla realtà? Perché, dal punto di vista dinamico, ad uno spazio deve seguire l’attiguo? E, da quello cronologico, ad un istante il successivo? Ancora, entrando nel dettaglio: perché ad un muro deve corrispondere un ostacolo, e non l’accesso ad un’altra realtà? Perché un’automobile non può librarsi nel vuoto, per poi fondersi con l’ambientazione, dando origine ad un miscuglio indefinito di pixel? Perchè un asino non può tramutarsi in pinguino? Improvvisamente, senza alcuna motivazione plausibile. Solo perché allo sviluppatore è passato per la testa che quell’asino dovesse assolutamente diventare un pinguino. Si tratta di problematiche della massima serietà, che Lsd riesce a mettere in evidenza grazie ad una grande realizzazione, sia dal punto di vista tecnico, che da quello della portata ideologica. Concludendo, mi pare doveroso segnalare una colonna sonora di grande impatto, curata fra gli altri da Ken Ishii, compositore (in tempi successivi) di alcune tra le musiche del già citato Rez. Pro
Contro
Conclusioni
Dati Tecnici
Supporto :
Versione : Multiplayer : Online :
Cd
NTSC Jap No No ------------------------------------------------
|






