Recensione

Observer

Pubblicato da Jurik360 29/08/2017 - 13:13

Se non ve ne foste accorti le tematiche cyberpunk stanno tornando con prepotenza in tutti i medium, dalla TV al cinema, passando naturalmente per il medium per eccellenza: il videogioco. Observer è ambientato in una Polonia distopica nel lontano 2084, dominata dal degrado dato da un futuro cibernetico che ha allontanato le persone e ha mischiato la tecnologia così dentro alle persone in carne ed ossa da sfumarne il confine. Un conflitto geopolitico mondialee ha ridotto drasticamente il numero della popolazione e radiazioni nocive investono parte della superficie terrestre, rendendo diverse aree invivibili o soggette a quarantene periodiche. Innesti e protesi cibernetiche sono all'ordine del giorno e la popolazione rimanente vive in simbiosi con queste macchine che "aumentano" le proprie capacità, riducendo in alcuni casi la loro "umanità"...niente di mai sentito prima, che ve lo racconto a fare! Innesti e modifiche organiche hanno diffuso malattie ed epidemie e se questo non bastasse il nostro protagonista dovrà fronteggiare indagini relative a misteriosi omicidi... Se l'atmosfera "dark sci-fi" degli anni '80 non fa per voi, avete sbagliato universo: qui ci siete dentro fino al collo e l'impressione di trovarsi dentro ad un capolavoro cinematografico del calibro di Blade Runner è fortissima fin dai primi fotogrammi di gioco. Daniel Lazarski, questo il nome del protagonista, è un Observer cioè un agente capace di connettersi ai chip cerebrali delle persone malcapitate per vedere nelle loro menti, nei loro ricordi, rivivendoli attraverso i propri occhi. Avventurarsi nella mente di qualcun'altro non è un'esperienza facile, sicura e nemmeno piacevole: gli "interrogati" sono malviventi e feccia varia, coinvolta in ogni genere di violenza e vedere spezzoni di ricordo mischiati fra di loro risultano in un incubo allucinato pieno di interruzioni e puzzle da decifrare per poter proseguire. Tutta l'avventura, se così vogliamo definirla, non richiede particolari skill pad alla mano, bensì proprio un'attenzione alla trama, agli indizi, ai dialoghi e ai dettagli dell'ambientazione. A coadiuvarci in questa ricerca avremo tre filtri installati direttamente nelle cornee dell'Agente Lazarski: uno ultravioletto individuerà i residuo biologici, uno infrarosso per le sezioni più buie e infine un filtro elettromagnetico per identificare al volo oggetti elettronici. Il level design è abbastanza lineare e non particolarmente complesso, dando massimo spazio alla narrazione e alla ricerca di indizi utili alle nostre indagini: l'ambientazione disturbante e e quasi onirica cattura (e/ terrorizza) il giocatore e lo sprona a esplorare le location senza tediarlo con puzzle cervellotici. L'azione è ridotta, l'avrete capito, ai minimi termini e anche gli incontri con altri NPC in carne ed ossa non è da meno: la società alienata e dedita all'isolamento compulsivo ci vedrà dialogare spesso attraverso a interfacce digitali totalmente impersonali, rendendo anche i dialoghi parte di una tensione e di un disagio di fondo. Nonostante questo mondo assurdo, oscuro, pieno di nefandezze, non siamo di fronte ad un horror game, non frantendetemi: la tensione è banalmente data dal fatto di essere praticamente da soli e sostanzialmente disarmati, con pochissime possibilità di interazione e spesso in balia di eventi fortemente disturbanti dal punto di vista audiovisivo. Tecnicamente la regia artistica ha fatto un ottimo lavoro e l'Unreal Engine è qui ben sfruttato per ottenere il livello necessario a riempire di sporco e di "caos" l'ambientazione, facendoci venire voglia di andarcene via pur essendo trattenuti dal desiderio di scoprire cosa c'è dietro ai delitti che incontreremo. A volte ho trovato i filtri visivi un pò troppo confusi: lo sviluppatore ha infatti deciso di "sporcare" l'immagine per donare al tutto un feeling di telecamera scassata, anch'essa decadente e deteriorata come tutto il resto. Capisco l'esigenza artistica ma alcune volte mi sono sentito le diottrie calare drasticamente mentre cercavo di inquadrare piccoli elementi sullo schermo. C'è poco da eccepire sul versante tecnico che muove tutto il bel vedere a schermo al prezzo di qualche sporadico calo di framerate; mi sono trovato pienamente soddisfatto anche per quanto riguarda l'ottimo doppiaggio inglese (sottotitolato in italiano) e l'audio virtual3D che ci avvolge e "riempie" l'ambiente di tanti suoni per renderlo così vivido e misterioso (dotatevi di cuffie dignitose o buon impianto Home Theatre.

Conclusioni

L'esperienza narrativa proposta da Bloober Team è disturbante e cyberpunk quanto basta per attirare l'attenzione e tenermi attaccato allo schermo, sebbene non fornisca elementi di gameplay d'azione e nemmeno puzzle complicati: l'avventura fila "liscia", ma se siete sensibili a scene macabre o particolarmente crude o soffrite d'attacchi d'ansia, potreste restare leggermente scossi! A mio avviso comunque un'ottima riuscita che mi sento di consigliare.


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