![]() Italian Jagfest - Reportage
10/07/2008
By kienzan
Nei giorni 5 e 6 luglio 2008 ha avuto luogo la prima edizione dell'Italian Jagfest. Ecco a voi un resoconto del raduno dedicato all'ultima console di casa Atari. Premessa
It's Jagfest! Il 5 e 6 luglio 2008 si è svolto, al castello di Teodorano, nei pressi di Forlì, l’Italian Jagfest, evento dedicato a tutti gli amanti del Jaguar, oscura console made in Atari. Il ritrovo, avente una lunga tradizione europea, ha avuto luogo per la prima volta nel nostro paese grazie all’impegno di un team di appassionati fra i quali spiccano Marco e Roberto Pasquali, proprietari del Brainfusion, negozio di Forlì dalla decennale tradizione ed esperienza nel settore. Noi di Gamescollection eravamo presenti, e ci apprestiamo ora ad informarvi circa lo svolgimento di una giornata di grande interesse.
Il paradiso per ogni appassionato Atari Il Jagfest si è rivelato un’occasione unica e preziosa per fare la conoscenza di una realtà estremamente viva ed affascinante, che sta muovendo i primi passi nel nostro paese, ma che nel resto del mondo pare già piuttosto affermata. La collezione di Marco, per quanto riguarda la console in oggetto, è una delle più vaste in assoluto, e consta di pezzi unici che esamineremo dettagliatamente nel proseguo dell’articolo. Oltre alla presenza di esemplari di raro ed estremo esoterismo videoludico, da segnalare la possibilità di conoscere alcuni dei più grandi esperti per quanto riguarda il mondo Atari. Erano, tra gli altri, presenti all’evento due collezionisti inglesi, facenti parte dello staff dell’European Jagfest. Giunti sul posto, la nostra curiosità è stata attratta dalla nutrita esposizione di sistemi Atari, dal 2600 al 5200, dal 7800 al Falcon. Al piano superiore la stanza dedicata al Jaguar, dove stava per essere organizzato un torneo di Ultra Vortek. Disponibili per il free-play anche console non direttamente legate alla storia della casa produttrice americana: Nuon, Vectrex, Xavix (di quest’ultimo parleremo diffusamente in seguito). La cosa che più ci ha colpiti è stata senz’altro l’atmosfera segnatamente informale, accompagnata da un sincero spirito di condivisione. Tutti i pezzi presenti, compresi i più rari, potevano essere testati e toccati con mano da chi lo volesse, in qualunque momento. Si tratta di un caso più unico che raro, almeno per quanto riguarda il nostro paese. E, in secondo luogo, di un tipo di scelta che implica una concezione di collezionismo estremamente aperta. Il fruire diviene nodo imprescindibile nel cammino che porta all’autentico possesso dell’opera tecnoludica. L’informazione non divide chi la possiede da chi la ignora, diviene patrimonio collettivo in continuo accrescimento. E, al contempo, da oggetto si trasforma in mezzo reggente una dinamica comunitaria. Da un lato fine a se stessa, ludica in sé; dall’altro, genesi ininterrotta di un humus culturale che è unica legittimazione possibile per quanto riguarda lo statuto di qualunque creazione umana. Eventi come questi sono alla base di un’autentica presa di coscienza relativa all’importanza del videogioco nella società odierna. E, pur vista parzialmente e dall’esterno, la comunità dei fan Atari ci è parsa un mirabile esempio di intelligenza collettiva. Non si vuole, qui, prendere posizione circa una ipotetica quanto assurda “ortodossia del collezionare”. Ognuno intende e concepisce la propria passione nel modo che ritiene più opportuno. Io stesso mi ritrovo sovente arroccato in difesa di posizioni differenti da quella degli organizzatori del Jagfest, in virtù di un’attenzione talvolta maniacale per quanto riguarda il perfetto mantenimento dei cimeli del passato ludico. L’intento è invece quello di mettere in evidenza l’estremo rilievo del raduno qui considerato. Poiché è dalla nascita di un’utenza consapevole che scaturisce la cristallizzazione in forma disciplinare (nel senso positivo, non depauperante). Il Jagfest è, in primo luogo, un evento concepito da appassionati per altri appassionati. Ma, cosa non meno importante, rimane aperto a tutti, anche al giocatore occasionale. E non quale mondo lontano e difficilmente comprensibile. Marco e i suoi collaboratori sono disposti a dare spiegazioni, ad accompagnare il visitatore passo dopo passo in una visita guidata al loro museo. E’ come se ci invitassero ad entrare in un mondo, ci presentassero una prospettiva particolare sul panorama videoludico. Senza mai lasciare da parte l’aspetto affettivo e nostalgico. Come ci riferisce l’organizzatore stesso, i titoli del Jaguar non sono esenti da bug. A volte non è facile giocarli: il livello di difficoltà è eccessivo, le meccaniche di gioco paiono incomprensibili… Nonostante tutto, una volta resisi conto di come funzionano le cose, ci si diverte parecchio. Il difetto diviene così naturale da non essere più avvertito come un problema. Questa sorta di “ermeneutica artistica”, che rifiuta di attribuire un valore intrinseco e insindacabile al videogioco, ci è parsa uno dei tratti salienti del Jagfest, unitamente al già citato spirito di condivisione, alla grande disponibilità di materiale ricercato, alla competenza e alla disponibilità dello staff… Dopo queste brevi considerazioni, entriamo nel vivo dell’evento, con una carrellata di immagini relative al materiale esposto, e un'intervista all’organizzatore Marco Pasquali. Vi auguro una buona lettura.
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2 : Un po' di immagini
3 : L'esposizione
4 : Intervista a Marco Pasquali
5 : Bonus & Extra

