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Tra passato e futuro
07/05/2010 10:17

I recenti sviluppi dell’intrattenimento elettronico non possono che farci riflettere circa la dialettica tra ritenzione e protensione, nella genesi dell’opera videoludica. La convivenza di Mega Man 10 e God of War, BlazBlue e Soul Calibur, pone interrogativi importanti circa l’identità del fenomeno, che pare imbrigliato in un’irriducibile antinomia. Da una parte, le esigenze di un mercato in rapida crescita spingono le software house ad una frenetica sperimentazione tecnologica. Dall’altra, il richiamo di una storia affascinante e gloriosa induce gli sviluppatori a volgere indietro lo sguardo, nel convincimento che solo in un ritorno alle origini si possa attingere alle più alte vette della creatività videoludica. La situazione odierna appare ancor più bizzarra se si pensa che, all’indomani dell’uscita delle prime console a 128 bit, l’ideologia 2D sembrava in procinto di soccombere definitivamente dinnanzi alle rinnovate potenzialità della grafica poligonale. Interi generi, che oggi stanno vivendo una seconda giovinezza, erano sull’orlo dell’oblio, mentre i pochi baluardi del puro divertimento arcade venivano stroncati senza pietà dalle riviste di settore. Che cosa è cambiato in un lasso di tempo così esiguo? A cosa è dovuta quest’importante rivalutazione del passato? Non è facile dare una risposta, soprattutto in poche righe. Forse, superata l’inevitabile fascinazione tecnologica, è giunto il momento che la ricerca del fotorealismo attui un profondo ripensamento di sé. Poiché la titanica impresa del virtuale, che tenta di sottrarre al mondo il segreto della sfida ch’esso lancia continuamente allo sguardo, nell’inafferrabilità e astrattezza dell’orizzonte degli orizzonti, è destinata a rimanere senza un degno coronamento. Ed è un bene che sia così: l’eccessivo avvicinarsi a questo agognato traguardo potrebbe infatti annullare il videogioco, rendendo l’interfaccia un mero specchio, facendo trapassare l’altro nell’ovvio e il fantastico nel simmetrico. Molto meglio ancorarsi a vecchi e consolidati stilemi, in attesa che l’artificio cosmetico venga accompagnato da un’adeguata consapevolezza. Perché il videogioco possa tornare ad essere un motore per la genesi di mondi. Possibili e impossibili.

Megaman 10

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