Editorial

Zelda U... ci penserai tu?

Pubblicato da Isma92 9/08/2014 - 12:46

A volte è buffo pensare come un singolo titolo possa far venire in mente tanti spunti interessanti di discussione e riflessione. Come possa far ragionare su quella che è la nostra comune passione, tra le differenze di pensiero ed opinione. No, non sto cercando di imitare Dante o chicchessia (anche perché non ne sarei nemmeno lontamanente capace), cerco solo di portare un messaggio, utilizzando come mezzo un gioco appartenente ad una saga famosissima, nonché la mia preferita in assoluto: The Legend of Zelda. Sappiamo tutti che l'annuncio di un nuovo titolo della saga in questione, fa sempre scalpore e fa parlare di se, tra hype, mille aspettative, domande e chi più ne ha più ne metta. L'esperienza insegna anche che aspettarsi troppo da una nuova produzione non è sempre un bene, poiché – molto spesso – ci si rimane male e capita – eccome se capita – anche con saghe storiche e leggendarie come quella di Zelda. Tuttavia, oggi non sono qui per parlare di hype e delusioni, anche perché sarebbe soltanto un semplice argomento già affrontato e quindi trito e ritrito, e non sono nemmeno qui per annoiare nessuno con le solite lagne da fan, né tantomeno di dire "si stava meglio quando si stava peggio!" – anche se molte volte è vero. E invece no, cari lettori! Oggi siamo qui per affrontare un altro aspetto importante che forse sta venendo sempre più a mancare nei videogiochi, e utilizzeremo Zelda come elemento e punto di confronto, fancendo un salto nel passato, di un bel po' di anni (quando qualcuno forse ancora non era neanche nato... me compreso).

Avete presente il primo episodio di The Legend of Zelda? Quello ideato e creato dal maestro Shigeru Miyamoto basandosi sulle sue avventure immaginarie dietro i boschi di casa sua, quando era ancora un marmocchio? Sembra strano dirlo, ma dopo tanti anni (quasi trenta), dopo le tante rivoluzioni ed evoluzioni, resta questo il titolo che porta maggiormente l'essenza stessa di Zelda e del suo creatore. Basti già pensare che all'epoca, un gioco come Zelda, era qualcosa di veramente particolare e che faceva respirare un'aria di freschezza e di innovazione. Cosa che contraddistingue, ancora oggi, questo titolo dagli altri della suddetta saga, è il tasso abbastanza alto di difficoltà e di sfida che esso offre, nonché la sua semplicità di risoluzione dei puzzle o di qualsiasi altra cosa; una semplicità che non sta a significare affatto facilità, bensì il modo in cui superare i vari ostacoli che si pongono dinanzi al nostro cammino, la nostra avventura: con l'intuito e la logica. Proprio così! Nel primo Zelda, fino ad un certo periodo compreso tra lo splendido Ocarina of Time e il cupo e tetro Majora's Mask, gli enigmi di Zelda facevano ancora lavorare il cervello, sfruttando appunto intuizione e logica in modo semplice ed intuitivo, nonché divertente ed appagante. Man mano, invece, col passar del tempo, il senso di intuizione è un po' sparito. Non che adesso i puzzle si superino senza impegnarsi, solo che sono più guidati, così come è guidata la trama, dove sai quasi sempre dove andare o cosa fare. Nel primo episodio della saga, invece, potevi anche perderti per giorni, solo per trovare un dannato dungeon (ricordo ancora il Livello 8 nascosto dietro ad un cespuglio da incendiare con la Red Candle, cose da pazzi!!). Forse era anche un pochino esagerato, però metteva davvero a dura prova la nostra intuizione ed era bellissimo proprio per questo. Ma anche la semplicità era un elemento fondamentale non da meno. In Ocarina of Time, per esempio, al primo dungeon, sconfiggendo le Deku Baba ricevevi dei Deku Stick. Arrivati in una stanza con un interruttore, una volta saliti sopra si accende una torcia e vi è un altro candelabro (torcia o come volete chiamarlo) spento. La prima cosa che uno pensa è "ora prendo il Deku Stick, incendio la parte sopra per accendere il candelabro spento." Ecco, questo tipo di semplicità è venuto sempre più a mancare col passar del tempo. Facilissimo arrivare alla soluzione, ma almeno non c'era niente e nessuno che ti dicesse cosa fare. L'intuito e la logica restano comunque maggiori nel primo Zelda, dove per trovare delle strade nei dungeon poteva anche essere necessario far saltare muri all'apparenza normali e non avevi la possibilità di sentire se il suono era diverso con la spada. Come capirlo, allora? Beh, bastava affidarsi alla mappa e capire quale poteva essere il possibile passaggio, giusto per darle anche un senso in più (anche perché, diciamocelo... la mappa è diventata sempre più inutile dato che non ti perdi più, ormai). Ma tralasciando i dungeon e andando un po' nel mondo di Hyrule, sempre nel primo capitolo della saga, era possibile trovare dei massi che formavano una freccia che quindi indicava qualcosa e il videogiocatore cercava di scoprire cosa volesse indicare. Insomma, tutti elementi che col tempo sono venuti a mancare, per dar maggior spazio agli aiuti e ai tutorial, per dare la possibilità a tutti di avvicinarsi alla saga.

Capisco anche il voler adattare il gioco a tutti, ma lo stesso Eiji Aonuma ha dichiarato di voler cambiare rotta con il prossimo Zelda per Nintendo Wii U, proprio perché si è reso conto che quell'essenza di Zelda è stata snaturata col tempo. Da qui viene il titolo dell'articolo... ci penserà Zelda U a cambiare le carte in tavola? Sarà questo il titolo che combinerà alla perfezione gli elementi classici che hanno reso famosa la saga con le novità che verranno introdotte nel nuovo capitolo? Non lo possiamo ancora dire con certezza, però Aonuma ha le idee chiare! Vuole creare un episodio di Zelda immenso, vastissimo, più difficile, con enigmi più complessi e complicati, ma soprattutto, vuole rimuovere guide e tutorial perché afferma che possano soltanto disturbare il videogiocatore, tornando quindi un po' verso le origini. Questo sarebbe senz'altro un bene, non solo per Zelda, ma anche per i videogiocatori, che finalmente potrebbero avere un gioco più come i bei vecchi tempi. Il problema infatti non riguarda solo la saga creata da Shigeru Miyamoto, ma in generale per tutti i videogiochi. Sappiamo fin troppo bene che il livello di difficoltà e il tasso di sfida, col tempo, sono scesi di parecchio (con le dovute eccezioni, chiaramente). Sia chiaro che non parlo solo di difficoltà nuda e cruda, tipo il ripetere un livello cento volte perché i mostri ti massacrano sempre, oppure sezioni impossibili... no, niente di tutto questo (anche se in parte vale anche per questo aspetto). Mi riferisco al fatto che oggi è diventato più facile portare a termine un qualsiasi gioco perché la maggior parte di essi sono fin troppo guidati, non lasciando spazio al classico "Mi sono bloccato! Sono fermo da una settimana che non so cosa fare!" e cose simili. Questo perché oggi come oggi i giochi o sono troppo lineari e quindi è impossibile perdersi, perché devi seguire solo la storia, oppure sono pieni zeppi di aiuti su cosa fare e come bisogna farlo e persino quando farlo. Un po' troppo esagerato, ma purtroppo questa è stata una scelta dovuta, per adattare i giochi alle masse, l'unico vero motivo per la quale i giochi hanno avuto tempi di crisi con produzioni fin troppo uguali tra loro, seguiti su seguiti all'anno (tipo Assassin's Creed o altri), cloni, online ovunque, FPS a volontà e così via. Col tempo è mancata quindi un po' l'anima nei videogiochi, quell'anima che i creatori prima trasmettevano anche nelle produzioni più semplici. Non che oggi non ci siano giochi emozionanti e realizzati col cuore, ma sono solamente un po' diminuiti. Anche anni fa lo scopo era quello di guadagnare, ma c'era comunque più passione. Oggi, invece, per adattare i giochi a tutti, sta mancando quel cercare di innovare e rivoluzionare. Certo, siamo arrivati ad un punto che è diventato sempre più difficile creare qualcosa di nuovo, eppure c'è chi, come Nintendo, prova ancora a ideare nuove tipologie di gioco e di esperienza e a mantenere una certa filosofia. Tuttavia, come dicevo, anche loro hanno cercato di adattarsi un po' alla massa; forse non in modo esplicito come gli altri, ma comunque l'hanno fatto e l'esempio è stato appunto Zelda che per adattarlo sempre di più a tutti, ha perso un po' quella magia e quel senso di intuizione che prima aveva e che in parte sono stati recuperati con il fantastico Zelda A Link Between Worlds e che speriamo, dunque, ritorni al 100% nel prossimo capitolo.

Con Zelda U potrebbe quindi nascere un nuovo inizio... Non riguarderà gli altri titoli, ma almeno è già qualcosa. La speranza è che prima o poi anche altri produttori, come Aonuma, si rendano conto che i videogiocatori non vogliono la pappa bella e pronta, bensì un'esperienza dove far lavorare il cervello e far funzionare la loro intuizione, basandosi sui piccoli e semplici indizi di una risoluzione di un puzzle, un enigma, una strada da trovare per andare avanti o quel che sia, senza venir guidati col cucchiano per capire come fare, ma basandosi appunto sulle proprie capacità.
Tuttavia, è presto ancora per dirlo, perché Zelda U deve ancora uscire, però se le parole del producer diventassero realtà, è molto probabile che il nuovo capitolo della leggendaria saga di Nintendo rispecchi nuovamente i canoni classici del passato, per la gioia dei fan e di tutti.
Ovviamente lo speriamo e credo che possa essere il gioco che dia il buon esempio anche agli altri, di sviluppare qualcosa di nuovo, ma allo stesso tempo mantenendo la filosofia del passato e ridarci l'essenza dei Videogiochi!
Non sappiamo se, comunque, anche gli altri producer e sviluppatori saranno dello stesso avviso, ma questo sarebbe comunque un inizio e un gran bene per la splendida saga di The Legend of Zelda che, col tempo, pur mantenendo alta la qualità, stava perdendo quella magia e quell'atmosfera che da sempre l'ha caratterizzata e resa diversa dalle altre produzioni.


Commenti

Jethro

29/03/2015 00:10

Sembra che questo editoriale sia giusto un paio d'anni in anticipo... :v ... :P